• ATTIVITA’ SOGGETTE A AUTORIZZAZIONI, LICENZE, S.C.I.A.: SI ALL’INFORMATIVA ANTIMAFIA

    Con sentenza n. 565 del 9 febbraio 2017, la Sez. III del Consiglio di Stato ha confermato che anche le attività soggette al rilascio di autorizzazioni, licenze o a s.c.i.a. soggiacciono alle informative antimafia.

    A tal fine, rimarca la differenza tra “comunicazione antimafia” e “informativa antimafia”:
    – la “comunicazione antimafia” è costituita da un’attestazione circa l’assenza di misure di prevenzione penale o condanne per alcuni gravi delitti. Essa è necessaria per il rilascio di autorizzazioni, licenze o a s.c.i.a. ed è autocertificabile dall’imprenditore:
    – l’“informativa antimafia” è costituita invece da una valutazione del Prefetto sul rischio di infiltrazione mafiosa, fondata non solo sulle condanne ma anche su altri elementi (rapporti di polizia, cointeressenze economiche, frequentazioni).
    L’informativa costituisce quindi uno strumento di prevenzione molto più avanzato. Essa era necessaria – secondo la precedente normativa – solo quando l’impresa doveva stipulare contratti con l’Amministrazione, ricevere sovvenzioni, o sfruttare economicamente beni pubblici.
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  • INOSSERVANZA DELLE PRESCRIZIONI AIA: QUANDO E’ ILLECITO AMMINISTRATIVO

    Con sentenza n. 1947 del 17 gennaio 2017, la Sez. III della Corte di Cassazione Penale ha cassato la sentenza emessa dal Giudice di secondo grado, di condanna del legale rappresentante di una società di capitali per il reato di cui all’art. 29-quaterdecies, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 152/2006: di non aver osservato – in materia di emissioni sonore derivanti dallo svolgimento dell’attività – le prescrizioni generali impartite con la autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.) rilasciata dalla Provincia; in particolare, avendo infranto il limite notturno di emissioni sonore, pari a 50 dB, previsto dal Piano comunale di classificazione acustica del Comune.
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  • CASO UBER: SI PRONUNCIA LA CORTE COSTITUZIONALE

    Con sentenza n. 265/2016, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge della Regione Piemonte 6 luglio 2015, n. 14 per violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera e), Cost.
    Detta norma, in sostanza, vietava l’ingresso sul mercato per il servizio di trasporto non di linea a chiamata basato sull’omonima app Uber.

    Per salvare la legittimità della norma, la Regione ha richiamato le pronunce di alcuni Giudici di Pace, relative a sanzioni amministrative applicate a chi offriva tali servizi e l’ordinanza 2 luglio 2015 del Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa “A”, che aveva ritenuto sleale la concorrenza praticata da alcuni gestori di piattaforme informatiche nei confronti dei tradizionali operatori del settore dei trasporti non di linea di persone.
    Tuttavia, ha precisato la Corte, definire quali soggetti siano abilitati a offrire talune tipologie di servizi è decisivo ai fini della configurazione di un determinato settore di attività economica: si tratta di una scelta che impone un limite alla libertà di iniziativa economica individuale e incide sulla competizione tra operatori economici nel relativo mercato.

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  • RESPONSABILITA’ DEL COMMITTENTE: NON SUSSISTE SE IL SUBAPPALTO NON E’ AUTORIZZATO

    La sentenza n. 53346 della Corte di Cassazione Penale, Sez. IV, 15 dicembre 2016, ha confermato che l’estensione al committente della responsabilità dell’appaltatore è ammissibile soltanto laddove l’evento possa ritenersi causalmente collegato a un’omissione colposa, specificamente determinata, che risulti imputabile alla sfera di controllo dello stesso committente.

    Ai fini della configurazione della responsabilità del committente, infatti, non può esigersi dal committente un controllo pressante, continuo e capillare sull’organizzazione e sull’andamento dei lavori, ma occorre verificare in concreto quale sia stata l’incidenza della sua condotta nell’eziologia dell’evento, a fronte delle capacità organizzative della ditta scelta per l’esecuzione dei lavori. Ciò, avuto riguardo alla specificità dei lavori da eseguire, ai criteri seguiti dallo stesso committente per la scelta dell’appaltatore o del prestatore d’opera, alla sua ingerenza nell’esecuzione dei lavori oggetto di appalto o del contratto di prestazione d’opera, nonché alla agevole ed immediata percepibilità da parte del committente di situazioni di pericolo. Continue reading

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  • REATO DI MOLESTIE OLFATTIVE: SUSSISTE ANCHE SE L’IMPIANTO E’ AUTORIZZATO

    La sentenza n. 2240 della Corte Cassazione Penale, Sez. III, del 18 gennaio 2017 ribadisce il principio per cui – anche nel caso in cui un impianto sia munito di autorizzazione per le emissioni in atmosfera – ove siano generate “molestie olfattive“, è comunque configurabile il reato di getto pericoloso di cose, non esistendo una normativa statale che preveda disposizioni specifiche e valori limite in materia di odori. Il principio era già stato riconosciuto dalla stessa III Sezione Penale della Cassazione con sentenza n. 36905 del 18 giugno 2015 e con sentenza n. 2475 del 9 ottobre 2007.

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  • LA MONTAGNA PERDUTA

    La Trentino School of Management (tsm) è una Scuola, costituita dalla Provincia Autonoma di Trento, dalla CCIAA di Trento e dall’Università degli Studi di Trento, che opera nell’Alta Formazione per il settore pubblico e privato.  I saggi di alto pregio scientifico e didattico a corredo dei Master e delle attività formative della Scuola sono pubblicati in una Collana edita da Franco Angeli Editore. In tale contesto, si colloca il volume La Montagna Perduta, che pubblica il Rapporto di ricerca realizzato da un gruppo di lavoro (Gianfranco Cerea, Stefano Fantacone, Petya Garalova, Mauro Marcantoni, Antonio Preiti) e dal Centro Europa Ricerche (CER) su incarico di tsm, sul tema sempre attuale dello spopolamento delle aree montane e del rapporto conflittuale tra pianura e terre alte.

    Alla ricerca è premessa la Presentazione di Bruno Zanon, dall’esplicativo titolo Uno sguardo contemporaneo sulla montagna, a ben riassumere l’intento dell’opera. Seguono quindi talune Considerazioni Introduttive, a carattere interdisciplinare, affidate al metereologo Luca Mercalli (Dalle pendici del Monte Curt), al politologo Paolo Pombeni (La montagna e il governo dell’autonomia), all’antropologo Annibale Salsa (Il valore dell’autogoverno per le terre alte). Quindi, le tre Parti del Rapporto: La Parte Prima: Montagna e Pianura, il Grande Divario; la Parte Seconda: L’eccezione di Trentino – Alto Adige e Valle d’Aosta; la Parte Terza: L’autonomia che salva la Montagna. Infine, le Conclusioni: Contano le politiche, non l’orografia. L’Appendice è ricca delle elaborazioni statistiche e cartografiche a corredo del Rapporto.

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  • IL PUNTO SUL DANNO AMBIENTALE

    Il legislatore nazionale ha enunciato il concetto di danno ambientale sino dall’ormai lontano 1986. L’art. 19 della l. 39/1986 istitutiva del Ministero dell’ambiente, infatti, ne formulava una definizione opportunamente vasta: le conseguenze di qualunque comportamento umano contrario a norme giuridiche o ad atti amministrativi, di natura dolosa oppure colposa, che provochi danno, alterazione o deterioramento anche parziale dell’ambiente. Inoltre, indicava il Giudice ordinario quale giudice competente per le azioni di risarcimento del danno ambientale.

    La normativa ha trovato faticosa e sporadica applicazione.

    Nell’anno 2004, è intervenuta la direttiva 2004/35/UE che ha codificato per gli Stati membri un quadro giuridico per la responsabilità ambientale, basato sul principio «chi inquina paga».

    La direttiva definisce il <<danno>> come mutamento negativo misurabile di una risorsa naturale, o un deterioramento misurabile di un servizio di una risorsa naturale, che può prodursi direttamente o indirettamente. L’entità di tali effetti è da valutare in riferimento alle condizioni originarie, tenendo conto dei criteri dettati dalla direttiva stessa.

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  • DANNO AMBIENTALE, INTERVISTA ALL’AVV. MAURIZIO PERNICE

    di Enrico Spagnoli

    L’Avv. Maurizio Pernice è attualmente Direttore Generale presso la Direzione Generale per il clima e l’energia del Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Qui di seguito l’intervista del Dott. Enrico Spagnoli sul tema sempre attuale del danno ambientale

    D: La Parte Sesta del codice dell’ambiente tratta la responsabilità per danni all’ambiente, la Parte Quarta la responsabilità per le bonifiche. La giurisprudenza ha spesso fatto fatica a comprendere dove finisse la disciplina del danno all’ambiente e dove iniziasse quella delle bonifiche. Non crede che sarebbe necessaria una razionalizzazione delle due Parti in modo che gli stessi principi generali si applichino ad entrambe?

    R.: Dunque, se si fa un’analisi, a livello comunitario c’è una sola disciplina sulla responsabilità derivante da danno ambientale – sia da inquinamenti che da altre fattispecie – che è disciplinata dalla direttiva 2004/35. Se però esaminiamo la norma comunitaria, anche al fine di valutare se le due discipline nazionali hanno una coerenza con la direttiva sulla responsabilità per danno ambientale, vediamo che la direttiva contiene un allegato dove sono indicate le misure di riparazione e individua misure di riparazione primaria, complementare e compensativa. Essa prevede che, nel caso di danni al suolo, non esistendo oggi a livello ordinamentale comunitario una disciplina sulla tutela e salvaguardia del suolo, la riparazione del suolo consista in interventi che eliminano i rischi sanitari connessi agli inquinanti presenti.

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  • QUARTO RAPPORTO AGROMAFIE: VERSO UN SISTEMA DI IDENTITA’ CERTIFICATA A TUTELA DI CONSUMATORI E PRODUTTORI ONESTI

    Lo scorso 17 febbraio presso la sede della Coldiretti di Roma è stato presentato il Quarto Rapporto sui Crimini Agroalimentari (altrimenti detto: Rapporto sulle Agromafie), elaborato da Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare.

    Trattasi di un documento di particolare importanza, sia sotto l’aspetto della tutela della salute, sia sotto l’aspetto economico, poiché le contraffazioni alimentari costituiscono un pericolo di danno (o danno tout court) alla salute dei consumatori e nel contempo un ingiusto danno economico ai produttori onesti.

    Riteniamo che la valenza dell’iniziativa sia evidenziata al meglio dall’introduzione del Documento di Sintesi del Rapporto  – di cui riportiamo un estratto – che abbiamo avuto modo di leggere ed apprezzare.  Ne condividiamo appieno il contenuto che merita di essere meditato e che ci auguriamo sia di impulso all’introduzione del << sistema di identità certificata >>.

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  • TURISMO SOSTENIBILE NELLE ALPI

    Dal novembre 2014 la Repubblica Federale di Germania ha la Presidenza della Convenzione delle Alpi, funzione che il Governo federale tedesco gestisce insieme allo Stato Libero di Baviera, con particolare attenzione alla politica concernente il tema dell’ economia sostenibile nelle Alpi, anche nella prospettiva del turismo. Proprio su tale tema, la Presidenza tedesca della Convenzione delle Alpi, insieme allo Stato Libero di Baviera, ha organizzato per il prossimo 8 giugno 2016 la Conferenza Internazionale: << Turismo sostenibile nelle Alpi: una sfida (senza alternative) >>.

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