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RESPONSABILITA’ DEL COMMITTENTE: NON SUSSISTE SE IL SUBAPPALTO NON E’ AUTORIZZATO

La sentenza n. 53346 della Corte di Cassazione Penale, Sez. IV, 15 dicembre 2016, ha confermato che l’estensione al committente della responsabilità dell’appaltatore è ammissibile soltanto laddove l’evento possa ritenersi causalmente collegato a un’omissione colposa, specificamente determinata, che risulti imputabile alla sfera di controllo dello stesso committente.

Ai fini della configurazione della responsabilità del committente, infatti, non può esigersi dal committente un controllo pressante, continuo e capillare sull’organizzazione e sull’andamento dei lavori, ma occorre verificare in concreto quale sia stata l’incidenza della sua condotta nell’eziologia dell’evento, a fronte delle capacità organizzative della ditta scelta per l’esecuzione dei lavori. Ciò, avuto riguardo alla specificità dei lavori da eseguire, ai criteri seguiti dallo stesso committente per la scelta dell’appaltatore o del prestatore d’opera, alla sua ingerenza nell’esecuzione dei lavori oggetto di appalto o del contratto di prestazione d’opera, nonché alla agevole ed immediata percepibilità da parte del committente di situazioni di pericolo. Continue reading

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IL PUNTO SUL DANNO AMBIENTALE

Il legislatore nazionale ha enunciato il concetto di danno ambientale sino dall’ormai lontano 1986. L’art. 19 della l. 39/1986 istitutiva del Ministero dell’ambiente, infatti, ne formulava una definizione opportunamente vasta: le conseguenze di qualunque comportamento umano contrario a norme giuridiche o ad atti amministrativi, di natura dolosa oppure colposa, che provochi danno, alterazione o deterioramento anche parziale dell’ambiente. Inoltre, indicava il Giudice ordinario quale giudice competente per le azioni di risarcimento del danno ambientale.

La normativa ha trovato faticosa e sporadica applicazione.

Nell’anno 2004, è intervenuta la direttiva 2004/35/UE che ha codificato per gli Stati membri un quadro giuridico per la responsabilità ambientale, basato sul principio «chi inquina paga».

La direttiva definisce il <<danno>> come mutamento negativo misurabile di una risorsa naturale, o un deterioramento misurabile di un servizio di una risorsa naturale, che può prodursi direttamente o indirettamente. L’entità di tali effetti è da valutare in riferimento alle condizioni originarie, tenendo conto dei criteri dettati dalla direttiva stessa.

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DANNO AMBIENTALE, INTERVISTA ALL’AVV. MAURIZIO PERNICE

di Enrico Spagnoli

L’Avv. Maurizio Pernice è attualmente Direttore Generale presso la Direzione Generale per il clima e l’energia del Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Qui di seguito l’intervista del Dott. Enrico Spagnoli sul tema sempre attuale del danno ambientale

D: La Parte Sesta del codice dell’ambiente tratta la responsabilità per danni all’ambiente, la Parte Quarta la responsabilità per le bonifiche. La giurisprudenza ha spesso fatto fatica a comprendere dove finisse la disciplina del danno all’ambiente e dove iniziasse quella delle bonifiche. Non crede che sarebbe necessaria una razionalizzazione delle due Parti in modo che gli stessi principi generali si applichino ad entrambe?

R.: Dunque, se si fa un’analisi, a livello comunitario c’è una sola disciplina sulla responsabilità derivante da danno ambientale – sia da inquinamenti che da altre fattispecie – che è disciplinata dalla direttiva 2004/35. Se però esaminiamo la norma comunitaria, anche al fine di valutare se le due discipline nazionali hanno una coerenza con la direttiva sulla responsabilità per danno ambientale, vediamo che la direttiva contiene un allegato dove sono indicate le misure di riparazione e individua misure di riparazione primaria, complementare e compensativa. Essa prevede che, nel caso di danni al suolo, non esistendo oggi a livello ordinamentale comunitario una disciplina sulla tutela e salvaguardia del suolo, la riparazione del suolo consista in interventi che eliminano i rischi sanitari connessi agli inquinanti presenti.

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L’INCIDENTE MORTALE DI PRIOLO

Come noto, ieri 9 settembre 2015, nello Stabilimento Eni-Versalis di Priolo è accaduto un tragico infortunio sul lavoro che ha causato la morte di due giovani operai.

Come in tutte le morti sul lavoro, l’accadimento dimostra di per sé che qualcosa nella gestione delle procedure di prevenzione e sicurezza non ha funzionato e che quindi sussiste la “colpa giuridica” di qualcuno.

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Libertà e sicurezza in montagna

 

Da un paio di mesi è in libreria l’ultimo volume di Annibale Salsa, dal significativo titolo Alpi e libertà (Tip. Ed. TEMI) raccolta degli articoli pubblicati sul quotidiano trentino <<L’Adige>> a partire dall’anno 2010 e scritti vari ad essi complementari. Il comune argomento è l’approfondimento dei temi riguardanti i territori alpini.

In questa stagione estiva, riteniamo utile evidenziare – facendole nostre – talune delle osservazioni dell’articolo Libertà e sicurezza in montagna (pagg. 86 e segg. volume cit.):

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