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Tag Archives: danno ambientale

IL PUNTO SUL DANNO AMBIENTALE

Il legislatore nazionale ha enunciato il concetto di danno ambientale sino dall’ormai lontano 1986. L’art. 19 della l. 39/1986 istitutiva del Ministero dell’ambiente, infatti, ne formulava una definizione opportunamente vasta: le conseguenze di qualunque comportamento umano contrario a norme giuridiche o ad atti amministrativi, di natura dolosa oppure colposa, che provochi danno, alterazione o deterioramento anche parziale dell’ambiente. Inoltre, indicava il Giudice ordinario quale giudice competente per le azioni di risarcimento del danno ambientale.

La normativa ha trovato faticosa e sporadica applicazione.

Nell’anno 2004, è intervenuta la direttiva 2004/35/UE che ha codificato per gli Stati membri un quadro giuridico per la responsabilità ambientale, basato sul principio «chi inquina paga».

La direttiva definisce il <<danno>> come mutamento negativo misurabile di una risorsa naturale, o un deterioramento misurabile di un servizio di una risorsa naturale, che può prodursi direttamente o indirettamente. L’entità di tali effetti è da valutare in riferimento alle condizioni originarie, tenendo conto dei criteri dettati dalla direttiva stessa.

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DANNO AMBIENTALE, INTERVISTA ALL’AVV. MAURIZIO PERNICE

di Enrico Spagnoli

L’Avv. Maurizio Pernice è attualmente Direttore Generale presso la Direzione Generale per il clima e l’energia del Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Qui di seguito l’intervista del Dott. Enrico Spagnoli sul tema sempre attuale del danno ambientale

D: La Parte Sesta del codice dell’ambiente tratta la responsabilità per danni all’ambiente, la Parte Quarta la responsabilità per le bonifiche. La giurisprudenza ha spesso fatto fatica a comprendere dove finisse la disciplina del danno all’ambiente e dove iniziasse quella delle bonifiche. Non crede che sarebbe necessaria una razionalizzazione delle due Parti in modo che gli stessi principi generali si applichino ad entrambe?

R.: Dunque, se si fa un’analisi, a livello comunitario c’è una sola disciplina sulla responsabilità derivante da danno ambientale – sia da inquinamenti che da altre fattispecie – che è disciplinata dalla direttiva 2004/35. Se però esaminiamo la norma comunitaria, anche al fine di valutare se le due discipline nazionali hanno una coerenza con la direttiva sulla responsabilità per danno ambientale, vediamo che la direttiva contiene un allegato dove sono indicate le misure di riparazione e individua misure di riparazione primaria, complementare e compensativa. Essa prevede che, nel caso di danni al suolo, non esistendo oggi a livello ordinamentale comunitario una disciplina sulla tutela e salvaguardia del suolo, la riparazione del suolo consista in interventi che eliminano i rischi sanitari connessi agli inquinanti presenti.

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L’introduzione di nuovi reati ambientali: sarà sufficiente a risolvere il problema?

di Umberto Blini

Evviva! Finalmente i reati ambientali d’ora in poi verranno puniti e non avremo più casi come l’Eternit!

Siamo davvero sicuri che sarà così?

Perché se da un lato questi reati potranno essere puniti (e quindi non passare in prescrizione come avvenuto per il caso Eternit), dall’altro non si discute di ciò che da sempre è fondamentale, il ruolo della prevenzione e della cultura.

Bisogna infatti ricordare che due dei pilastri su cui poggiano i principi e le norme del diritto ambientale sono quelli della consapevolezza e della responsabilizzazione.

Che fine hanno fatto questi temi che mirano a prevenire il problema?

Bisogna per forza aspettare che il disastro accada, prima di iniziare a parlarne e a prendere provvedimenti?

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Danno ambientale. L’Italia dice no alla class action?

La class action in Italia e il risarcimento del danno ambientale

di Donatella Rossi

BilanciaEra il 2007 quando l’art. 2, comma 445 – 449, della legge 24 dicembre n. 244 (meglio conosciuta come “Finanziaria 2008”) introduceva anche in Italia la cd. “azione collettiva risarcitoria” ovvero un’azione collettiva dal contenuto risarcitorio che gli utenti ed i consumatori avrebbero potuto esperire per la tutela dei propri diritti. Viene così introdotto nel Codice del Consumo l’art. 140 bis.

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