Riscaldamento globale: il dopo-Kyoto

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In seguito al Workshop TACEC e SPiCE3 organizzato da Federchimica e tenutosi il 9 Luglio   (clicca qui per la notizia), LegalinetBlog ha deciso di approfondire le questioni trattate, che hanno molto a che vedere con i prossimi scenari sul clima e quindi interessano tutti gli abitanti del pianeta Terra.

La relazione dell’Ing. Astarita era incentrata sul Protocollo di Kyoto, i suoi obiettivi e sul rilancio di politiche attive per contrastare il global warming: Kyoto ha funzionato? Quali sono i prossimi step da affrontare per la salvaguardia del pianeta? Questi obiettivi sono raggiungibili? 

Innanzitutto Kyoto va contestualizzato: il protocollo firmato nel 1992 prevedeva di produrre i suoi frutti – sostanzialmente una riduzione delle emissioni di GHG (gas serra) – per il quadriennio 2008-2012 (il cosiddetto “Kyoto Period”). Gli attori principali erano il Giappone, la Russia, l’Australia, il Canada, ma soprattutto l’Unione Europea, che è stata la più decisa nel sostenere Kyoto. Difatti, gli Stati Europei, diversamente da altri, hanno deciso di vincolarsi agli obiettivi attraverso la creazione e il mantenimento di un mercato europeo ETS (emission trade system).

Per l’Europa a 15 Stati di allora, gli obiettivi prevedevano, dal 1990 al 2012, la riduzione dell’8% di emissioni di gas serra. Gli Stati, nel 2012, hanno invece fatto segnare un ottimo -15.1% sulle emissioni del 1990.
Analizzando la curva di gas serra emessi (nell’immagine), si nota come in seguito ai primi 2 anni
successivi all’anno base (1989) in cui i valori si equivalevano, le emissioni cominciano a calare, stabilizzandosi nel 1994. Tuttavia nel biennio 1995-96 si riscontra un deciso incremento, a cui poi segue una generale piattezza con qualche oscillazione in alto o in basso fino al 2004, anno
da cui comincia una riduzione marcata, fino ad arrivare, nel 2008, al di poco sopra l’obiettivo (-8%), fermandosi a una riduzione di circa -7%. Ma è dal 2008 in poi che la curva comincia a diventare una parabola discendente: complice sicuramente la crisi, nel 2009 le emissioni di gas serra subiscono un brusco taglio, a cui segue un piccolo balzello all’insù nel 2010, ma poi tornano a diminuire drasticamente, fino ad arrivare, nel 2012, al valore di 3.619 Mt CO2eq./a, che rispetto al 1990, anno in cui erano 4.262, fanno riscontrare appunto un -15.1% . Dunque, per il quadriennio 2008-2012 obiettivi raggiunti, tranne per il 2008, in cui si è sforato di poco.

Precisazione a parte merita l’ETS, che è il sistema di commercio delle quote di emissione: semplificando, i paesi che emettono di più rispetto ai loro obiettivi devono acquistare i diritti ad “inquinare” di più da quelli che emettono di meno.
Prendendo in considerazione il nostro Paese, risulta che per il 2012 abbiamo emesso meno rispetto all’obiettivo fissato da Kyoto per il 2012 (460.1 Mt Co2/eq contro un obiettivo di 483.3 Mt Co2/eq), ma i parametri dovevano essere rispettate per tutti i 5 anni del Kyoto Period, condizione che per gli anni 2008, 2009, 2010, 2011 non si è verificata; dunque, per rispettare gli impegni presi, l’Italia è in debito di 16,1 certificati AAU/CER/ERU. In pratica si tratta di acquistare da altri Stati o soggetti “privati” certificati di emissioni (da loro ottenuti tramite un miglioramento dell’efficienza energetica oppure attraverso un consumo minore rispetto a quanto inizialmente prefissato) che permettano così al nostro Paese di essere in linea con gli obiettivi di  Kyoto.

E per il 2020?
Kyoto, una volta arrivato al termine, non è stato ancora sostituito da nessun’altra intesa globale della stessa portata. Tuttavia, i 28 Paesi europei non sono rimasti a guardare: si sono posti obiettivi seri e realistici per il 2020. Entro questa data ci si aspetta dagli Stati membri un’ulteriore riduzione del 20% di emissione dei gas serra (rispetto al 1990), un incremento al 20% della quota di energie rinnovabili, un efficientamento energetico del 20%. Ad oggi, gli scenari all’orizzonte sono piuttosto positivi: secondo le previsioni gli obiettivi dovrebbero essere centrati, anche se permane qualche dubbio sul rispetto del miglioramento del 20% dell’efficienza energetica. Stando alle proiezioni, si arriverebbe a un +17%.
Comunque, un programma di questo tipo porterà alla riduzione di 37 milioni di tonnellate di CO2. Cifra enorme, ma al contempo piccola se parametrata all’inquinamento globale. L’Europa sta facendo, e molto, ma questo non sarà sufficiente finchè Cina, Stati Uniti e India non decideranno davvero di contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico, facendo la loro parte.

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