Non solo Nespresso: il caffè italiano spiegato da Roberto Bugli

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Green Economy
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di Lorenza Tassi Montolivo

Nell’anno in cui, grazie all’Expo 2015 di Milano, la qualità nel settore alimentare diventa protagonista, proseguiamo le nostre interviste a storici brand del settore.

Intervistiamo oggi Roberto Bugli, A.D. di Caffe’ Haiti e Moka Brasil, impresa famigliare operante sino dall’anno 1947.

Dall’anno 1947 all’anno 2015: 68 anni di attività e un marchio storico che rappresenta la vostra famiglia e il progetto d’impresa, non solo a Milano, ma in tutta Italia…. Quanto ha inciso il ruolo di vostro padre, fondatore nonché mente storica dell’azienda nel dare una forma ed “un imprinting” a tale progetto?

Mio padre è la mente storica dell’azienda, ci ha insegnato tutto: dai procedimenti di produzione sino alla distribuzione. Noi siamo 6 fratelli, di cui 3 lavorano in azienda, ognuno di noi ha un ruolo fondamentale nella gestione dell’attività, ma mio padre dall’alto coordina tutto ed è sempre presente ad osservare ogni passaggio, nonostante abbia quasi 90 anni. La cosa più importante che ci ha insegnato è a comunicare con i clienti e con tutte le figure aziendali. La nostra strategia prevede di approcciare direttamente i clienti nei bar, nei ristoranti, negli hotel e nelle caffetterie (detta catena HORECA) e di proporre direttamente noi il prodotto, in modo da creare una relazione stabile con loro che permanga nel tempo. Tant’è vero che alcuni dei fornitori il rapporto dura da tantissimi anni e si è fortificato nei decenni. Inoltre, mio padre è un grande lavoratore, nonostante l’età è il primo ad arrivare in azienda alle 7:30 e l’ultimo ad andare via alla sera tardi. Vive per l’azienda e crede profondamente nel progetto d’impresa: realizzare un buon caffè il cui gusto sia riconoscibile ed apprezzato da tutti i consumatori mantenendo sempre dei prezzi competitivi. Premesso ciò, io e i miei fratelli stiamo portando avanti questo progetto intensamente ma adattandolo alle esigenze del mercato attuale: più promozione su internet e sui social network utilizzando, anche i mass media.

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L’azienda non sembra aver subito la crisi generazionale che colpisce la maggior parte della attività nel nostro Paese. Che cosa ritenete di apportare, quale “nuova generazione”, tradizione o rinnovamento?

Per quanto riguarda il nostro business, il mercato tiene ed il caffè tostato ha ancora successo per cui è stato più semplice proseguire nel percorso iniziato da mio padre. Naturalmente ci vuole intelligenza e tanta volontà di mettersi in gioco. Non è semplice, ma la sua presenza costante in azienda per noi è un valore aggiunto fondamentale di conforto ed appoggio costante. Mio padre, purtroppo, data l’età avanzata, è ancora legato ai vecchi sistemi di approccio della clientela che prevedono un contatto vis à vis più forte e personale. Noi figli che, invece, rappresentiamo la nuova generazione siamo dell’idea di rivedere questa strategia puntando maggiormente sulla pubblicità del “net”. Cercheremo, quindi, di  “svecchiare” un pò l’azienda e renderla più competitiva sul mercato, sfruttando l’impatto mediatico.

 L’aggiunta di Caffè Haiti al già conosciutissimo marchio Moka Brasil a cosa è dovuta: scelte di marketing o  volontà di offrire al consumatore un’ampia gamma di prodotti? Quali sono le differenze?

La scelta è stata fatta per ragioni strategiche e soprattutto di opportunità. Due brand sono più competitivi sul mercato e attirano una maggiore clientela. Adesso abbiamo due brand all’interno dello stesso mercato, che continuiamo a sviluppare di pari passo. Dapprima abbiamo lanciato Moka Brasil e poi abbiamo acquisito Caffè Haiti, che ha una miscela diversa. Sono un mix di miscele sia light sia forti: Moka Brasil è preferito in Lombardia come gusto, mentre Caffè Haiti è privilegiato in altre regioni. Il marchio di Moka Brasil è stato disegnato dall’artista Boccasile che ha disegnato famose vignette con donne di colore; il fatto di usare le sue vignette con le immagini di queste donne africane (le cosiddette “Mamy”) ha dato ancora più visibilità ai nostri marchi che si riconoscono ad una prima occhiata.

Il caffè Haiti cosa ha in più dei brand stranieri?La vostra tradizione ed il know how in quale modo si differenziano?haiti mokarabica nespresso

La qualità prima di tutto. Ci occupiamo personalmente di tostare il caffè nel nostro stabilimento sui Navigli milanesi e scegliamo personalmente le materie prime. Tutto viene controllato e curato, passaggio per passaggio. In particolare, siamo forti nel curare la clientela e “coccolarla”. Il nostro sistema di “customer care” è molto efficiente.  Consigliamo anche la macchina migliore da utilizzare, che si sposi bene con i nostri prodotti. Anni fa abbiamo realizzato e brevettato una macchina per il caffè che è stata poi portata nel museo di Faema dove viene conservata come reperto storico. Il nome della macchina è  “HAITI HCM” (Haiti Coffee machine).

 Con quale criterio scegliete i luoghi di produzione del caffè verde?

L’esperienza, più di ogni altra cosa, ci ha insegnato a scegliere le materie prime e soprattutto a testare la qualità del caffè verde che sia il migliore da tostare. Per questo, abbiamo deciso di avvalerci di intermediari che lavorano in Italia ritenendoli più affidabili, seri e sicuri: difatti se la fornitura non è adeguata alla nostra richiesta possiamo rimandare indietro la merce e chiedere il risarcimento del danno, al contrario, non è possibile riparare ai danni prodotti da merci che arrivano direttamente dal Brasile o dalla Costa D’Avorio, poiché i fornitori-distributori non garantiscono che la spedizione dell’imballaggio sia conforme al contenuto richiesto dall’ordinante. In tal caso, l’ordinante dovrebbe rivolgersi ad un organismo internazionale ADR che instaura un arbitrato che dura minimo 6 mesi. E’ evidente che lavorare con interlocutori italiani dà maggiori garanzie in termini di qualità e velocità di esecuzione.

Continua a pag. 2

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