Noi e l’“altra Africa”: solidarietà e saggezza ecologica

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Etica ambientale
Antilopi

Sintesi dell’intervento al Convegno “Secundum Naturam” – Agrigento, 11 febbraio 2012

di Marco di Marco

L’“altra Africa” è un continente poco conosciuto da noi.

Non si identifica con l’Africa esotica del nostro immaginario.

E non si esaurisce nello scenario, pur reale e tragico, delle guerre, dell’AIDS, delle carestie. Non è, dunque, l’Africa del “mal d’Africa”, e non è nemmeno il “continente che muore”.

E’ l’Africa che faticosamente continua a vivere e a crescere contraddicendo tutte le analisi macroeconomiche.

Ed è anche un nostro prezioso interlocutore, che ha anche molto da insegnarci e che, pur nella sua estrema povertà materiale : un rapporto di collaborazione e di autentica solidarietà con l’Africa – come pure con tutti i poveri e i “piccoli” della terra – può aiutarci in maniera decisiva per riorganizzare la nostra società, la nostra economia, i nostri stili di vita, ispirandoli ad una nuova concezione del mondo, dell’essere umano, dei rapporti tra gli esseri umani e del rapporto di questi col mondo.

L’Africa dei contadini che cercano di resistere all’esproprio del nuovo colonialismo agricolo.

L’Africa che pur nel degrado, nella promiscuità, nella povertà delle grandi baraccopoli riesce ad accendere scintille di nuova e vitale cultura e a mantenere reti di solidarietà.

L’Africa dei mercati, dei piccoli commerci, dell’economia informale …

Queste Afriche – e tante altre ancora, quanto mai vitali e creative – possono essere nostre preziose compagne di strada in un cammino di salvezza obbligato per tutta l’umanità.

Un rapporto diverso con l’Africa passa quindi attraverso una conoscenza sempre meno superficiale e sempre più partecipata.

Momenti di contatto, di collaborazione, di studio reciproco sono anche gli interventi che, con rispetto e discrezione, aiutino le comunità locali a sviluppare forme diffuse di imprenditorialità agricola e sociale.

Aiutare  l’Africa con progetti mirati,accompagnarla lungo un cammino di sviluppo in armonia con la sua cultura, le sue tradizioni, il suo territorio è certamente importante, ma tutti i nostri sforzi impallidiscono di fronte agli effetti del mutamento climatico che saranno – nelle previsioni della stragrande maggioranza degli analisti e degli scienziati – catastrofici per l’Africa.

In effetti, le nostre buone intenzioni rischierebbero di essere vanificate senza una politica che riduca drasticamente a “casa nostra” tutte le pratiche e gli stili di vita che portano ad un aumento dei gas/serra, quindi al riscaldamento globale. E che, per essere mantenuti a questi livelli pur ricorrendo alle tecnologie sostenibili, richiederebbero, paradossalmente, un nuovo saccheggio dell’Africa. Basti pensare alla spoliazione già in atto nei confronti dei piccoli contadini africani per reperire terreni dove impiantare le coltivazioni necessarie alla produzione dei biocarburanti!

D’altra parte, un collasso dei delicatissimi equilibri ambientali dell’Africa trascinerebbe nella sua rovina tutto il resto del mondo.
La tutela dell’ambiente qui da noi non è dunque un lusso da mondo sviluppato, ma una necessità derivante dal profondo legame che ormai si è stabilito tra il nostro territorio e il territorio di un continente lontano.

Ancora una volta dobbiamo riflettere sulla profonda interconnessione che c’è tra il nostro stile di vita di tutti i giorni e le chance di sopravvivenza e di vita dignitosa di un contadino africano, indiano o brasiliano. Un’interconnessione non solo economica, ma anche ambientale: se il mutamento climatico indotto dai nostri consumi energetici avrà alla fine prodotto effetti disastrosi, questi lo saranno in scala assai maggiore in contesti molto più fragili, come appunto sono l’Africa e le altre aree consimili del nostro mondo.

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