Mappe on-line: nuova frontiera, o perfino salvezza, della comunicazione ambientale

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I post di Davide Zucchetti
Mappa eventi atmosferici

Il futuro della divulgazione scientifica, oltre la notizia scritta

di Davide Zucchetti

Mappa eventi atmosfericiL’informazione sui cambiamenti climatici? Dieci anni di dichiarazioni semplificate, ridotte all’osso per inseguire quella che in gergo si definisce “notiziabilità”. Una forma di divulgazione che si è limitata e si limita tutt’ora, in sostanza, ad affermare l’esistenza del surriscaldamento globale, o l’esatto contrario. Global warmingyes, no, maybe. Una sequela costante e ripetitiva di conferme e smentite che prima ha disorientato, poi disinteressato, lettori e ascoltatori. E con essi la politica (si veda Kyoto), che in questo tema vede una matrice di consenso esausta e che si accontenta ormai di uno stallo alla messicana degno di Sergio Leone, all’interno del quale il presidio ideologico è ormai definito e le posizioni inamovibili:

 chi dice che il riscaldamento esiste è di sinistra, chi dice di no è di destra, chissà. I tempi del dirompente documentario del “ex-futuro Presidente degli Stati Uniti”, Al Gore, sembrano finiti e, come nella favola di Pierino e il lupo, nessuno più ascolta le grida di allarme o gli inviti alla tranquillità. Fortunatamente, però, scienza, comunicazione e giornalismo non si fermano ai propri stessi confini, né accettano più di vedersi limitati dal numero di battute di una pagina di giornale, dalle dimensioni del televisore e dai minuti, dai secondi di un servizio. Né confidano più nel mito cyberculturale dell’approfondimento infinito che il Web avrebbe potuto garantire grazie all’ipertesto, cioè a contenuti che contengono link che rimandano a ulteriori contenuti che contengono altri link che rimandano ad altri contenuti ancora, e via discorrendo.

Il Web, però, rimane uno strumento del cambiamento, poco ma sicuro, e, forse anche grazie a esso, l’informazione ambientale può oggi riprendere il possesso di sé e riconquistare un poco di dignità. Come? Per esempio attraverso la georeferenziazione e i sistemi di visualizzazione di dati. Oggi abbiamo a disposizione numerose piattaforme attraverso cui aumentare la leggibilità e la forza comunicativa del dato. Pensiamo ad esempio a Google Maps, che con le sue APIs (Application Programming Interfaces) e le nuove Fusion Tables consente a sviluppatori e non di visualizzare dati e informazioni su mappe digitali dinamiche, ma anche a soluzioni open source di grandissimo interesse, Open Street Map su tutte. Le mappe sono certamente tra gli strumenti più interessanti per la comunicazione ambientale (ma non solo!), nella quale l’associazione tra informazioni e territorio può significativamente semplificare la lettura dei dati e renderne più immediata e intuitiva la comprensione da parte dell’utente. Senza per questo incorrere in una perdita di dati: quelli rimangono, tutti, nessuno escluso, cosa che non succede con le necessarie selezioni operate dal giornalismo. Per questo motivo, una mappa che li raccolga e collochi restituisce una visione d’insieme che supera la narrazione testuale e istituisce un nuovo livello della rappresentazione della realtà per l’utente, che vede condensate nei confini di una schermata prossimità (“qui abito io”) e distanza (“là c’è il resto del mondo”), o ancora il presente (“questo accade oggi”) con il passato (“questo è già accaduto”).

Oltre alla semplice visualizzazione, inoltre, la mappatura digitale consente all’utente di interagire con lo strumento di lettura, focalizzando su contenuti specifici o definendo propri processi interpretativi (aggiungendo contenuto, commentando o valutando quello esistente, caricando fotografie, per esempio).

Una schematizzazione senza banalizzazione che garantisce dignità allo strumento, collocandolo in uno spazio intermedio tra il discorso di senso comune troppo spesso semplicistico e il dibattito tecnico (nel caso della scienza) o burocratico (nel caso, per esempio delle pubbliche amministrazioni) incomprensibile ai più.

E, tornando all’ambiente, come si fa del resto a parlare di riscaldamento globale senza avere appunto una visione al tempo stesso globale e particolare della sua estensione?

Mappa eventi atmosferici

Un esempio su tutti, qui sopra, è quello della mappa della società americanaESRI dedicata alle condizioni climatiche estreme negli Stati Uniti che, seppure non menzionando neanche lontanamente il concetto di alterazione climatica o il ruolo dell’uomo in questi fenomeni, raccoglie e razionalizza visivamente tutti gli eventi di entità significativa: tornado, alluvioni, incendi. ESRI mostra anche un altro grande potenziale di questi strumenti: la partecipazione. L’utente può infatti contribuire al perfezionamento della mappa caricando foto, aggiungendo osservazioni e aggiornamenti tramite social network, contribuendo all’approfondimento, all’articolazione dell’informazione. Può in altre parole dare il proprio contributo alla scienza. Una scienza di tutti, i cui unici confini sono oggi una connessione internet, una banda larga, un elaboratore abbastanza performante. Anzi, meglio se molto performante.

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