L’introduzione di nuovi reati ambientali: sarà sufficiente a risolvere il problema?

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Diritto dell'ambiente
inquinamento

di Umberto Blini

Evviva! Finalmente i reati ambientali d’ora in poi verranno puniti e non avremo più casi come l’Eternit!

Siamo davvero sicuri che sarà così?

Perché se da un lato questi reati potranno essere puniti (e quindi non passare in prescrizione come avvenuto per il caso Eternit), dall’altro non si discute di ciò che da sempre è fondamentale, il ruolo della prevenzione e della cultura.

Bisogna infatti ricordare che due dei pilastri su cui poggiano i principi e le norme del diritto ambientale sono quelli della consapevolezza e della responsabilizzazione.

Che fine hanno fatto questi temi che mirano a prevenire il problema?

Bisogna per forza aspettare che il disastro accada, prima di iniziare a parlarne e a prendere provvedimenti?

Negli anni ’60, quando ancora non esistevano gli attuali reati ambientali e di inquinamento, per punire le industrie che producevano gas, sporcando e causando problemi di respirazione, si ricorreva al reato dell’art. 674 c.p., che sanziona il “getto pericoloso di cose” prevedendo due diverse ipotesi, la seconda delle quali, infatti, colpisce il comportamento di colui che “nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissione di gas, vapori o di fumo, atti ad offendere, imbrattare o molestare le persone”, e ha, indubbiamente, una specifica attinenza con l’ipotesi di inquinamento dell’aria causato dalle industrie.

Questo a indicare come i modi per punire, volendo, si trovano, ed è quindi altro quello che serve.

E’ sufficiente inasprire le pene e introdurre nuovi reati per scoraggiare chi, come le associazioni mafiose, provoca gravi danni all’ambiente?

In questo modo, siamo sicuri che nessuno ne arrecherà altri, magari a sua insaputa?

L’unico vero modo per evitare disastri ambientali è, a mio avviso, informare e mettere a conoscenza tutti coloro che svolgono attività pericolose per l’ambiente dei rischi in cui potrebbero incorrere con il loro lavoro, fornendo gli strumenti necessari per scongiurare danni importanti.

Si è intervenuti sul principio della correzione alla fonte dei danni causati all’ambiente, o più semplicemente il principio di “chi inquina paga”, ma che ne è dell’altro principio a fondamento della politica ambientale comunitaria, quello della prevenzione?

E’ risaputo, grazie al famoso e verissimo detto, che “prevenire è meglio che curare”, o meglio – facendo riferimento al Secondo Programma di Azione in materia di ambiente del 1977 – “prevenire è meglio che disinquinare”.

Occorre, dunque, che si verifichino profondi cambiamenti culturali in grado di legittimare nuove scale di valori, nuovi codici comportamentali legati alla conoscenza diretta dell’ambiente e nuove regole che salvaguardino quest’ultimo.

Oggi, nel 2015, il successo contro l’inquinamento non risiede, quindi, nell’introduzione di nuovi reati e di nuove pene, ma solo nell’affermazione di una cultura ambientale e di prevenzione, della quale oggi in Italia si è perso il ricordo.

 

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