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Lessico Giuridico dell’Ambiente

A

Ambiente

<< Bene pubblico, tutelato dall’ordinamento giuridico insieme a ciascuno degli elementi che lo compongono: l’acqua, l’aria, il suolo (res communes omnium) >>

 

Acqua

<< Uno degli elemento costitutivi del bene ambiente, tutelato dall’ordinamento giuridico anche in via autonoma >>

 

AGENDA 21 LOCALE

<<Documento approvato nel Convegno Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile tenutosi a Rio de Janeiro nell’anno 1992.
Esso contiene gli impegni che una comunità locale si assume per il 21° secolo, in campo ambientale, economico e sociale.
La prima fase dell’attuazione del Programma di Agenda 21 Locale consiste nell’avviare il Forum, cioè un luogo di confronto pubblico sui temi dello sviluppo sostenibile della comunità e del processo di formazione dell’Agenda 21 Locale.
Preliminare all’attivazione del Forum è l’individuazione dei “portatori d’interesse” (stakeholders), attraverso la compilazione di una mailing list ragionata dei potenziali attori sociali>>

 

ALBO NAZIONALE GESTORI AMBIENTALI

<< Istituito dal d.lgs. 152/06 e succ.mod., succede all’Albo nazionale gestori rifiuti di cui all’abrogato d.lgs 22/97. E’ costituito presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ed è articolato in un Comitato Nazionale, con sede presso il medesimo Ministero, e in Sezioni regionali e provinciali, con sede presso le Camere di commercio dei capoluoghi di Regione e delle Province autonome di Trento e Bolzano.
Il Comitato Nazionale e le Sezioni regionali e provinciali sono interconnessi dalla rete telematica delle Camere di commercio.
L’iscrizione all’Albo è requisito per lo svolgimento delle attività di raccolta e trasporto di rifiuti, di bonifica dei siti, di bonifica dei beni contenenti amianto, di commercio ed intermediazione dei rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi.
L’iscrizione deve essere rinnovata ogni cinque anni e costituisce titolo per l’esercizio delle attività di raccolta, di trasporto, di commercio e di intermediazione dei rifiuti; per le altre attività, l’iscrizione abilita allo svolgimento delle attività medesime.>>

 

AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE (A.I.A.)

<< Provvedimento autorizzatorio dell’esercizio di un impianto elencato nell’Allegato VIII della Parte Seconda del d. lgs. 152/06 e succ.mod., o di parte di esso, secondo prescrizioni che ne garantiscono la conformità ai requisiti stabiliti al Titolo III–bis della Parte Seconda del d.lgs. 152/06 e succ. mod.
Ha per oggetto la prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento e contiene misure intese a evitare, ove possibile, o a ridurre le emissioni nell’aria, nell’acqua e nel suolo, comprese le misure relative ai rifiuti, per conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente salve le disposizioni sulla valutazione di impatto ambientale.
E’ rilasciato dalla Regione (o dalla Provincia delegata).
Per gli impianti di maggiore impatto, elencati nell’Allegato XII della Parte Seconda del d.lgs. 152/06 e succ. mod., è rilasciata dal Ministero dell’Ambiente, del Territorio e del Mare>>

 

ARIA

<< Uno degli elemento costitutivi del bene ambiente, tutelato dall’ordinamento giuridico anche in via autonoma>>

 

AGENZIA REGIONALE PROTEZIONE AMBIENTE (A.R.P.A.)

<< Agenzie regionali, istituite dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61, a seguito del referendum del 18 aprile 1993 che aveva abrogato parzialmente la legge 23 dicembre 1978, n. 833 di istituzione del Servizio sanitario nazionale.
La legge 61/94, in sintesi, modificava le competenze ambientali amministrative delle Regioni e delle Province, definendo una nuova demarcazione tra le materie “ambientali” rispetto a quelle propriamente “sanitarie”, mentre la legge 833/1978 aveva accentrato nel Servizio sanitario nazionale le competenze relative alla salute dell’individuo.
Le principali funzioni attribuite alle ARPA possono così riassumersi:
o controllo di fonti e di fattori di inquinamento atmosferico, idrico, acustico, elettromagnetico e del suolo;
o monitoraggio delle diverse componenti ambientali: clima, qualità dell’aria, delle acque, caratterizzazione del suolo, livello sonoro dell’ambiente;
o controllo e vigilanza del rispetto, da parte dei destinatari, della normativa vigente e delle prescrizioni contenute nei provvedimenti emanati dalle Autorità competenti in materie ambientali;
o supporto tecnico-scientifico, strumentale ed analitico agli Enti locali per quanto concerne le loro funzioni in campo ambientale;
o sviluppo di un sistema informativo ambientale, quale supporto agli Enti istituzionali, a disposizione delle organizzazioni sociali interessate. >>

 

AUDIT AMBIENTALE

<<Strumento di analisi e verifica, tramite il quale un’azienda od un’organizzazione, pubblica o privata, consegue una dettagliata rappresentazione del proprio stato di fatto in relazione alle norme ambientali e alla sostenibilità, in riferimento ai potenziali impatti derivati dalle proprie attività nei confronti dell’ambiente. Può essere eseguito internamente, oppure da verificatori(auditors) di enti od organizzazioni esterne.
E’ momento essenziale nell’iter procedurale per l’ottenimento della registrazione EMAS o della certificazione ISO 14001>>

 

B

BEST AVAILABLE TECHNOLOGIES (B.A.T.)

<< Le migliori tecnologie disponibili, cioè: la più efficiente e avanzata fase di sviluppo di attività e relativi metodi di esercizio indicanti l’idoneità pratica di determinate tecniche a costituire, in linea di massima, la base dei valori limite di emissione intesi ad evitare oppure, ove ciò si riveli impossibile, a ridurre in modo generale le emissioni e l’impatto sull’ambiente nel suo complesso. Nel determinare le migliori tecniche disponibili, occorre tenere conto in particolare degli elementi di cui all’allegato XI d.lgs. 152/06 e succ. mod..
Si intende per:
1) tecniche: sia le tecniche impiegate sia le modalità di progettazione, costruzione, manutenzione, esercizio e chiusura dell’impianto;
2) disponibili: le tecniche sviluppate su una scala che ne consenta l’applicazione in condizioni economicamente e tecnicamente idonee nell’ambito del relativo comparto industriale, prendendo in considerazione i costi e i vantaggi, indipendentemente dal fatto che siano o meno applicate o prodotte in ambito nazionale, purché il gestore possa utilizzarle a condizioni ragionevoli;
3) migliori: le tecniche più efficaci per ottenere un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso. >>
Così definite dall’art. 5, comma 1, lett. l-ter), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

BENI CULTURALI

<< Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.
Sono inoltre beni culturali:
a) le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e altri luoghi espositivi dello Stato, delle Regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico;
b) gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali,
nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico;
c) le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato, delle Regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente e istituto pubblico, ad eccezione delle raccolte che assolvono alle funzioni delle biblioteche popolari, dalle biblioteche del contadino nelle zone di riforma, dai centri bibliotecari di educazione permanente, del servizio nazionale di lettura.
3. Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta la dichiarazione d’interesse culturale adottata dal Ministero:
a) le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante, appartenenti a soggetti diversi da quelli sopra indicati;
b) gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestono interesse storico particolarmente importante;
c) le raccolte librarie, appartenenti a privati, di eccezionale interesse culturale;
d) le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte, della scienza, della tecnica, dell’industria e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose;
e) le collezioni o serie di oggetti, a chiunque appartenenti, che non siano ricompense fra quelle
sopra indicate e che, per tradizione, fama e particolari caratteristiche ambientali, ovvero per rilevanza artistica, storica, archeologica, numismatica o etnoantropologica rivestano come complesso un eccezionale interesse. >>
Così definiti dall’art.10 d.lgs. 42/2004.

 

BENI PAESAGGISTICI

<< Sono:
1. Immobili ed aree di notevole interesse pubblico, individuati dalla Regione, quali:
a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali;
b) le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza;
c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici;
d) le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze
2. le aree di interesse paesaggistico e cioè:
a) i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare;
b) i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi;
c) i fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal T.U. sulle acque ed impianti elettrici (regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775) , e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna. A meno che la Regione li abbia ritenuti in tutto o in parte irrilevanti ai fini paesaggistici, includendoli in apposito elenco reso pubblico e comunicato al Ministero:
d) le montagne per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole;
e) i ghiacciai e i circhi glaciali;
f) i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonchè i territori di protezione esterna dei parchi;
g) i territori coperti da foreste e da boschi, ancorchè percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento
h) le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici;
i) le zone umide incluse nell’elenco previsto dal DPR 13 marzo 1976, n. 448;
l) i vulcani;
m) le zone di interesse archeologico.
3, Gli ulteriori immobili ed aree specificamente individuati di notevole interesse pubblico e sottoposti a tutela dai piani paesaggistici.>>
Così definiti dagli artt.136 e 142 d.lgs. 42/2004.

 

BONIFICA

<< L’insieme degli interventi atti ad eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti o a ridurre le concentrazioni delle stesse presenti nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee ad un livello uguale o inferiore ai valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR).>>
Così definita dall’art. 240, comma 1, lett. p), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

BONIFICA DI INTERESSE NAZIONALE

V.voce: SITI DI INTERESSE NAZIONALE (S.I.N.)

 

C

CATALOGO EUROPEO RIFIUTI (C.E.R.)

<< Il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) elenca i codici CER attribuiti a ciascun rifiuto, sia esso destinato allo smaltimento o al recupero, al fine di darne eguale identificazione in tutti gli Stati membri.
Ovviamente, l’inclusione di un determinato materiale nell’elenco non significa che esso sia rifiuto in ogni circostanza: lo sarà, solo se soddisfa la definizione comunitaria di rifiuto (v.voce corrispondente).
Il CER è soggetto a periodica revisione, per adeguarlo ai progressi scientifici e tecnici. L’attuale, è in vigore dal 1° gennaio 2002, a seguito della decisione 2000/532/CE, come modificata dall’art. 1 della decisione 2001/118/CE>>

 

CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO

<< E’ il d. lgs. 22 gennaio 2004, n. 42>>

 

COMANDO CARABINIERI PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE (C.C.T.A.)

<< Reparto dell’Arma dei Carabinieri specializzato nella tutela dell’ambiente, che ha sostituito il Nucleo Operativo Ecologico (N.O.E.) dei Carabinieri, istituito con il Ministero dell’Ambiente e alle sue dipendenze dalla legge 8 luglio 1986, n. 349.
Con la legge 23 marzo 2001 n. 93, infatti, il N.O.E. ha assunto la nuova denominazione di Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente e la struttura organizzativa del Reparto è stata potenziata e calibrata su base interprovinciale, in modo da garantire una presenza qualificata su tutto il territorio nazionale.
Attualmente, sono operativi 29 nuclei. >>

 

COMPOST

<<Risultato del processo di decomposizione e dell’umificazione di un misto di materie organiche (es: residui di potatura, scarti di cucina, letame, liquame o rifiuti del giardinaggio, ecc…) da parte di macro e microrganismi in condizioni particolari: presenza di ossigeno ed equilibrio tra gli elementi chimici della materia coinvolta nella trasformazione.

Il compost può essere utilizzato come fertilizzante su prati o prima dell’aratura.>>

 

COMPOSTAGGIO (O BIOSTABILIZZAZIONE)

<< Processo biologico aerobico, controllato dall’uomo, volto alla produzione di compost attraverso  la trasformazione della parte umida dei rifiuti (es: scarti di cucina costituiti da residui organici), dei rifiuti vegetali (es: foglie e legno derivati dalla manutenzione del verde pubblico e privato dalla portatura delle siepi, ecc.) e anche animali, mediante l’azione di batteri e funghi.>>

 

CONSORZIO NAZIONALE IMBALLAGGI (C.O.N.A.I.)

<< Consorzio Obbligatorio, disciplinato dall’art. 224 del d.lgs. 152/06 e succ. mod. cui sono tenuti a partecipare in forma paritaria i produttori e gli utilizzatori di imballaggi, al fine di raggiungere gli obiettivi globali di recupero e di riciclaggio – fissati dalla UE e, quindi, dall’Italia – e di garantire il necessario coordinamento dell’attività di raccolta differenziata.
Il CONAI ha personalità giuridica di diritto privato senza fine di lucro ed è retto da uno statuto approvato con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attività produttive.>>

 

CONVENZIONE DI BASILEA

<< Convenzione sul controllo dei movimenti oltre frontiera di rifiuti pericolosi e sulla loro eliminazione, conchiusa a Basilea il 22 marzo 1989, entrata in vigore nel 1992, conta oggi 175 parti aderenti, sottoposte alla procedura di controllo istituita dalla Convenzione per le esportazioni e le importazioni di rifiuti pericolosi.
Nell’anno 1995, la terza Conferenza delle parti della convenzione di Basilea (COP3) ha adottato, con la decisione III/1, un emendamento della Convenzione che vieta le esportazioni di rifiuti pericolosi destinati allo smaltimento finale e al riciclaggio dai cosiddetti paesi dell’allegato VII (parti della convenzione di Basilea che sono membri dell’UE, OCSE e Liechtenstein) verso i paesi che non figurano nell’allegato VII (le restanti parti della convenzione). L’Unione europea, che è parte della convenzione di Basilea, ha approvato l’emendamento in questione il 30 settembre 1997.
Il Regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativo alle spedizioni di rifiuti (v. voce corrispondente), recepisce nel diritto dell’Unione le disposizioni della convenzione di Basilea e l’emendamento riguardante il divieto di esportazione, istituendo un sistema di sorveglianza e di controllo da applicare alle spedizioni di rifiuti all’interno dell’UE, in entrata e in uscita dal suo territorio e, in particolare, vietando l’esportazione di rifiuti pericolosi dall’UE verso i paesi non OCSE >>

CRITERIO DIFFERENZIALE

<<Determinazione del valore limite differenziale del rumore, attraverso la differenza tra il livello equivalente di rumore ambientale ed il rumore residuo>>

 

CONCENTRAZIONI SOGLIA DI CONTAMINAZIONE (CSC)

<< Livelli di contaminazione delle matrici ambientali che costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l’analisi di rischio sito specifica, come individuati nell’Allegato 5 alla parte quarta del d.lgs. 152/06 e succ. mod.. Nel caso in cui il sito potenzialmente contaminato sia ubicato in un’area interessata da fenomeni antropici o naturali che abbiano determinato il superamento di una o più concentrazioni soglia di contaminazione, queste ultime si assumono pari al valore di fondo esistente per tutti i parametri superati>>
Così  definite dall’art. 240, comma 1, lett. b), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

CONCENTRAZIONI SOGLIA DI RISCHIO (CSR)

<< I livelli di contaminazione delle matrici ambientali, da determinare caso per caso con l’applicazione della procedura di analisi di rischio sito specifica secondo i principi illustrati nell’Allegato 1 alla parte quarta del d.lgs. 152/06 e succ. mod. e sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, il cui superamento richiede la messa in sicurezza e la bonifica. I livelli di concentrazione così definiti costituiscono i livelli di accettabilità per il sito>>
Così definite dall’art. 240, comma 1, lett. c), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

D

DANNO AMBIENTALE

<< È danno ambientale qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima. Ai sensi della direttiva 2004/35/CE costituisce danno ambientale il deterioramento, in confronto alle condizioni originarie, provocato: a) alle specie e agli habitat naturali protetti dalla normativa nazionale e comunitaria di cui alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica, che recepisce le direttive 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979; 85/411/CEE della Commissione del 25 luglio 1985 e 91/244/CEE della Commissione del 6 marzo 1991 ed attua le convenzioni di Parigi del 18 ottobre 1950 e di Berna del 19 settembre 1979, e di cui al d.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, recante regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche, nonché alle aree naturali protette di cui alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e successive norme di attuazione; b) alle acque interne, mediante azioni che incidano in modo significativamente negativo sullo stato ecologico, chimico e/o quantitativo oppure sul potenziale ecologico delle acque interessate, quali definiti nella direttiva 2000/60/CE ad eccezione degli effetti negativi cui si applica l’articolo 4, paragrafo 7, di tale direttiva; c) alle acque costiere ed a quelle ricomprese nel mare territoriale mediante le azioni suddette, anche se svolte in acque internazionali; d) al terreno, mediante qualsiasi contaminazione che crei un rischio significativo di effetti nocivi, anche indiretti, sulla salute umana a seguito dell’introduzione nel suolo, sul suolo o nel sottosuolo di sostanze, preparati, organismi o microrganismi nocivi per l’ambiente. >>
Così definito dall’art.300, comma 1 e 2, d.lgs. 152/06 e succ.mod.

DIRITTO ALL’AMBIENTE

<< Diritto di ogni cittadino all’ambiente salutare, nel senso indicato dalla sentenza n. 5172 emessa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione in data 9 ottobre 1979: “ La salubrità dell’ambiente in cui un soggetto abita e lavora… si ricollega ad una posizione soggettiva inquadrabile nell’ambito del diritto alla salute che la Costituzione riconosce e tutela in via primaria, assoluta, non condizionata da eventuali interessi di ordine collettivo e generale, e quindi anche nei confronti dell’Amministrazione pubblica” >>

 

DIRITTO ALLA SALUTE

<<Il principio è stato enunciato dalla sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, n. 796 del 23 marzo 1973.
Sino a quel momento, non si riteneva che l’art. 32 della Costituzione si riferisse ad un diritto assoluto. Perfino Norberto Bobbio, che all’inizio degli anni Settanta pubblicava un commento al testo costituzionale, non faceva particolare menzione dell’art. 32, che considerava quasi una mera enunciazione di principio.
V. anche voce precedente. >>

DIRITTO DELL’AMBIENTE

<< Insieme di norme generali e di leggi speciali appartenenti a differenti rami del diritto, che hanno quale fine comune la tutela del bene ambiente e la repressione di comportamenti lesivi di tale bene>>
Definizione coniata da Claudia Pasqualini Salsa in : Il Diritto dell’Ambiente, Milano, Ed, Il Sole 24 Ore, 1988.

DISASTRO AMBIENTALE

<<La Corte di Cassazione (Cassaz. Penale, Sez. III, sent. 9418 del 29/02/2008) ha precisato che:
- il requisito che connota la nozione di “disastro” ambientale, è la “potenza espansiva del nocumento” anche se non irreversibile, e l'”attitudine a mettere in pericolo la pubblica incolumità”
– il termine “disastro” (nella specie ambientale) implica che esso sia cagione di un evento di danno o di pericolo per la pubblica incolumità “straordinariamente grave e complesso”, ma non “eccezionalmente immane”  Pertanto, “è necessario e sufficiente che il nocumento abbia un carattere di prorompente diffusione che esponga a pericolo, collettivamente, un numero indeterminato di persone” >>

E

ECOLABEL

<<Marchio europeo, a carattere volontario, di certificazione ambientale per i prodotti e i servizi. Introdotto dal Regolamento CE n. 880/92 come marchio di qualità ecologica applicato ai prodotti, intesi come beni risultanti da un processo produttivo, con l’emanazione del Regolamento CE n. 1980/00 è stato esteso anche al settore dei servizi. Simbolo del Marchio è la Margherita. L’obiettivo è promuovere i prodotti e i servizi che durante il ciclo di vita presentano un minor impatto ambientale rispetto a quelli dello stesso tipo presenti sul mercato>>

 

ECO MANAGEMENT AND AUDIT SCHEME ( E.M.A.S.)

<< Nell’anno 1993, il Regolamento CEE n. 1836/93 ha posto le basi sull’adesione volontaria delle imprese ad un sistema di ecogestione ed audit, l’ EMAS appunto, che include: l’adozione di una politica ambientale da parte dell’impresa, una politica di impegno per un miglioramento continuo, procedure di monitoraggio e verifica interna, la preparazione periodica di dichiarazioni ambientali sul sito e la verifica periodica della conformità da parte di Organismi certificati.
Nell’anno 2002, il Parlamento Europeo ha approvato il nuovo Regolamento EMAS n. 761 del 19/03/2001 (EMAS II), che di fatto sostituisce il precedente, estendendo il campo di applicazione a tutti i settori, anche non produttivi, che vogliono migliorare le proprie prestazioni ambientali complessive, e che sono definiti “organizzazioni”. Tra questi, anche le Amministrazioni pubbliche, che possono utilizzare lo strumento per integrare lo sviluppo e le esigenze di pianificazione territoriale>>

EFFLUENTE GASSOSO

<< Lo scarico gassoso, contenente emissioni solide, liquide o gassose; la relativa portata volumetrica è espressa in metri cubi all’ora riportate in condizioni normali (Nm3/ora), previa detrazione del tenore di vapore acqueo, se non diversamente stabilito dalla parte quinta del d.lgs.152/06 e succ. mod.>>
Così definito dall’art. 268, comma 1, lett. g), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

EMISSIONE 

<< Qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera che possa causare inquinamento atmosferico e – per le attività di cui all’art. 275 d.lgs. 152/06 – qualsiasi scarico di COV nell’ambiente>>
Così definita dall’art. 268, comma 1, lett. b), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

EMISSIONE CONVOGLIATA

<< Emissione di un effluente gassoso effettuata attraverso uno o più appositi punti>>
Così definita dall’art. 268, comma 1, lett. c), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

EMISSIONE DIFFUSA

<< Emissione diversa da quella convogliata; per le lavorazioni delle attività individuate nella parte II dell’Allegato III alla parte quinta del d.lgs.152/06 e succ.mod. che superano singolarmente le soglie di consumo di solvente ivi stabilite e  delle attività ad esse direttamente collegate e tecnicamente connesse, le emissioni diffuse includono anche i COV contenuti negli scarichi idrici, nei rifiuti e nei prodotti, fatte salve le diverse indicazioni contenute nella parte III dell’Allegato III alla parte quinta del d.lgs.152/06 e succ.mod. >>
Così definita dall’art. 268, comma 1, lett. d), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

EMISSIONE TECNICAMENTE CONVOGLIABILE

<< Emissione diffusa che deve essere convogliata sulla base delle migliori tecniche disponibili o in presenza di situazioni o di zone che richiedono una particolare tutela>>
Così definita dall’art. 268, comma 1, lett. e), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

EMISSIONI TOTALI

<< La somma delle emissioni diffuse e delle emissioni convogliate>>
Così definite dall’art. 268, comma 1, lett. f), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

ENERGIA RINNOVABILE

<< Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia – International Energy Agency (IEA) – rientrano in questa categoria: l’energia solare; l’energia eolica; l’energia geotermica; l’energia da biomassa; l’energia idroelettrica>>

 

EUTROFIZZAZIONE

<< Arricchimento delle acque di nutrienti, in particolare modo di composti dell’azoto e/o del fosforo, che provoca una abnorme proliferazione di alghe e/o di forme superiori di vita vegetale, producendo la perturbazione dell’equilibrio degli organismi presenti nell’acqua e della qualità delle acque interessate>>
Così definita dall’art. 74, comma1,lett. z), d.lgs. 152/06 e succ.mod.

F

FORMULARIO DI IDENTIFICAZIONE DEI RIFIUTI (F.I.R.)

<< Documento che deve obbligatoriamente accompagnare ogni trasporto di rifiuti, se effettuato da parte di soggetti che non sono obbligati ad aderire al SISTRI, o che non vi aderiscono volontariamente. Dal formulario devono risultare almeno i seguenti dati:
a) nome ed indirizzo del produttore dei rifiuti e del detentore;
b) origine, tipologia e quantità del rifiuto;
c) impianto di destinazione;
d) data e percorso dell’istradamento;
e) nome ed indirizzo del destinatario.
Va redatto in quattro esemplari, compilato, datato e firmato dal produttore dei rifiuti e controfirmato dal trasportatore, che in tal modo dà atto di aver ricevuto i rifiuti. Una copia del formulario deve rimanere presso il produttore e le altre tre, controfirmate e datate in arrivo dal destinatario, sono acquisite una dal destinatario e due dal trasportatore, che provvedere a trasmetterne una (la quarta) al produttore dei rifiuti. Se tale quarta copia arriva al produttore entro tre mesi dal conferimento dei rifiuti al trasportatore, da quel momento cessa la responsabilità di questi in ordine alla gestione dei rifiuti di cui al trasporto; in caso contrario, tale responsabilità viene meno se alla scadenza dei tre mesi il produttore dei rifiuti dà comunicazione alla competente Provincia del mancato ricevimento della quarta copia del formulario.
Le copie del formulario devono essere conservate per cinque anni.>>

G

GESTIONE RIFIUTI

<< La raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compresi il controllo di tali operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento, nonché le operazioni effettuate in qualità di commerciante o intermediario.>>
Così definita dall’art. 183, comma1, lett, n), d.lgs.152/06 e succ. mod.

GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI

<< Il complesso delle attività, ivi compresa quella di spazzamento delle strade, volte ad ottimizzare la gestione dei rifiuti>>
Così definita dall’art. 183, comma1, lett, ll), d.lgs.152/06 e succ. mod.

I

IMBALLAGGIO

<< Il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore, ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo.<<
Così definito dall’art.218,comma1, lett. a), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

IMBALLAGGIO RIUTILIZZABILE

<< Imballaggio o componente di imballaggio che è stato concepito e progettato per sopportare nel corso del suo ciclo di vita un numero minimo di viaggi o rotazioni all’interno di un circuito di riutilizzo.>>
Così definito dall’art.218,comma1, lett. e), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

IMPATTO AMBIENTALE

<<Alterazione qualitativa e/o quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa dell’ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza dell’attuazione sul territorio di piani o programmi o di progetti nelle diverse fasi della loro realizzazione, gestione e dismissione, nonché di eventuali malfunzionamenti.>>
Così definito dall’art. 5, comma 1, lett. c), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

INCIDENTE RILEVANTE

<< Un evento,quale un’emissione,un incendio,o un’esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati che si verificano durante l’attività di uno stabilimento in cui sono presenti sostanze pericolose in quantita’ uguali o superiori a quelle indicate nell’allegato I. d,lgs. 334/99 e succ.mod. . e che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l’ambiente, all’interno o all’esterno dello stabilimento, e in cui intervengano una o più sostanze pericolose.
Ai fini di cui sopra, si intende per “presenza di sostanze pericolose” la presenza di queste, reale o prevista, nello stabilimento ovvero quelle che si reputa possano essere generate, in caso di perdita di controllo di un processo industriale, in quantita’ uguale o superiore a quelle indicate nell’allegato I. cit.>>
Così definito dall’art. 2 comma 1 e 2, lett. f), d.lgs. 334/99 e succ. mod.

 

INQUINAMENTO ACUSTICO

<< Introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno o tale da interferire con le normali funzioni degli ambienti stessi.>>
Così definito dall’ art. 2, comma 1, lettera a), legge 447/1995.

 

INQUINAMENTO ATMOSFERICO

<< Ogni modificazione dell’aria atmosferica, dovuta all’introduzione nella stessa di una o di più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da ledere o da costituire un pericolo per la salute umana o per la qualità dell’ambiente oppure tali da ledere i beni materiali o compromettere gli usi legittimi dell’ambiente >>
Così definito dall’art. 268, comma 1, lett. a), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

INQUINAMENTO IDRICO

<< Introduzione diretta o indiretta, a seguito di attività umana, di sostanze o di calore nell’aria, nell’acqua o nel terreno che possono nuocere alla salute umana o alla qualità degli ecosistemi acquatici o degli ecosistemi terrestri che dipendono direttamente da ecosistemi acquatici, perturbando, deturpando o deteriorando i valori ricreativi o altri legittimi usi dell’ambiente.>>
Così definito dall’art. 74, comma 1, lett.cc), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

ISO 14001

<< Standard di gestione ambientale (SGA), tradotto in italiano nella UNI EN ISO 14001:2004, attuando il quale è possibile ottenere, da un organismo di certificazione accreditato che operi secondo regole internazionalmente prefissate, attestazioni di conformità ai requisiti in essa contenuti. 

La certificazione secondo la normativa ISO 14001 si attua su base volontaria, da parte di una’azienda/organizzazione che decide di stabilire/attuare/mantenere attivo/migliorare un proprio sistema di gestione ambientale. Essa dimostra che l’organizzazione certificata ha un sistema di gestione adeguato a tenere sotto controllo gli impatti ambientali delle proprie attività, e ne ricerchi sistematicamente il miglioramento in modo coerente, efficace e soprattutto sostenibile>>

 

ISTITUTO SUPERIORE PER LA PROTEZIONE E LA RICERCA AMBIENTALE (I.S.P.R.A.)

<<  Istituito dalla l. 133/2008 di conversione, con modifiche, del d.l. 25 giugno 2008 n. 112, è ente pubblico di ricerca, dotato di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia tecnico-scientifica, organizzativa, finanziaria, gestionale, patrimoniale e contabile.
Sotto la vigilanza del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, svolge le funzioni – utilizzando le relative risorse finanziarie, strumentali e di personale –  già rispettivamente affidate all’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (A.P.A.T.), all’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (I.N.F.S.), all’Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare ( I.C.R.A.M.)
In concreto, la fusione dell’APAT, dell’INFS e dell’ICRAM in un unico istituto,   l’I.S.P.R.A. , è avvenuta a seguito del Decreto 21 maggio 2010 n. 123 del Ministero dell’Ambiente e per la Tutela del Territorio e del Mare.
Sono organi dell’Istituto: a) il presidente; b) il consiglio di amministrazione; c) il consiglio scientifico; d) il collegio dei revisori dei conti. Il presidente e i componenti degli organi collegiali dell’Istituto durano in carica tre anni e possono essere confermati una sola volta.
Il consiglio di amministrazione e’ composto, oltre che dal Presidente, da sei membri, nominati con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, scelti tra persone con competenze tecniche e/o scientifiche e/o gestionali nei settori di competenza dell’Istituto.
Il direttore generale, il cui rapporto e’ regolato con contratto di diritto privato della durata di tre anni, rinnovabile una sola volta, e’ nominato, su proposta del presidente, con delibera del consiglio di amministrazione >>

L

LIVELLO SONORO

<< E’ livello sonoro β di un suono di intensità I, il logaritmo in base 10 del rapporto I / I0 β = log (I / I0) dove I0 = 10-12 W/m2 è l’intensità di riferimento. Il livello sonoro si misura in bel (B) o, più comunemente, in decibel (dB).
Dal sito web dell’ARPA Val d’Aosta: “ Dare un valore in decibel non basta. Bisogna esprimere chiaramente a quale parametro, e quale grandezza descrittiva del rumore ambientale questi decibel si riferiscono, per poterlo interpretare nella giusta luce e confrontarlo con altri livelli o con valori prescritti dalla normativa.”>>

M

MESSA IN SICUREZZA D’EMERGENZA

<< Ogni intervento immediato o a breve termine, da mettere in opera nelle condizioni di emergenza di cui alla lettera t) in caso di eventi di contaminazione repentini di qualsiasi natura, atto a contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione, impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente.>>
Così definita dall’art. 240, comma 1, lett. m), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

MESSA IN SICUREZZA OPERATIVA

<< L’insieme degli interventi eseguiti in un sito con attività in esercizio atti a garantire un adeguato livello di sicurezza per le persone e per l’ambiente, in attesa di ulteriori interventi di messa in sicurezza permanente o bonifica da realizzarsi alla cessazione dell’attività. Essi comprendono altresì gli interventi di contenimento della contaminazione da mettere in atto in via transitoria fino all’esecuzione della bonifica o della messa in sicurezza permanente, al fine di evitare la diffusione della contaminazione all’interno della stessa matrice o tra matrici differenti. In tali casi devono essere predisposti idonei piani di monitoraggio e controllo che consentano di verificare l’efficacia delle soluzioni adottate.>>
Così definita dall’ art. 240, comma 1, lett. n), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

MESSA IN SICUREZZA PERMANENTE

<< L’insieme degli interventi atti a isolare in modo definitivo le fonti inquinanti rispetto alle matrici ambientali circostanti e a garantire un elevato e definitivo livello di sicurezza per le persone e per l’ambiente. In tali casi devono essere previsti piani di monitoraggio e controllo e limitazioni d’uso rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici.>>
Così definita dall’art. 240, comma 1, lett. o), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA PROTEZIONE DEL TERRITORIO E DEL MARE

<< Ministero istituito dalla legge 8 luglio 1986 n. 349, che gli ha affidato il compito di assicurare, in un quadro organico, la promozione,la conservazione e il recupero delle condizioni ambientali conformi agli interessi fondamentali della collettività e alla qualità della vita, nonchè la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale nazionale e la difesa delle risorse naturali dall’inquinamento.
Ogni due anni è compito del Ministero presentare al Parlamento una relazione sullo stato dell’ambiente.
Il DPR 27 marzo 2001, n. 178ha soppresso, dalla data del 2 giugno 2001, il Ministero dell’ambiente, cui si è sostituito il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio.
Nell’anno 2006 la sua denominazione è stata modificata in: Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Con il DPR 3 agosto 2009 n.140 è stato adottato un nuovo regolamento di organizzazione, che ha modificato profondamente la struttura del Ministero.
Il d.m. 2 dicembre 2009 n. 135, come modificato dal d.m. 21 ottobre 2010 n. 177, ha individuato gli uffici di livello dirigenziale non generale (Divisioni) in cui sono articolate le Direzioni Generali del Ministero.
Attualmente, le Direzioni generali in cui si articola il Ministero sono le seguenti:
1. Direzione generale per la tutela del territorio e delle risorse idriche
2. Direzione generale per la protezione della nature del mare
3. Direzione generale per lo sviluppo sostenibile, il clima e l’energia
4. Direzione generale perle valutazioni ambientali
5. Direzione generale degli affari generali e del personale. >>

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO

<< L’art. 7 del d.lgs. 231/01 sulla responsabilità delle persone giuridiche, prevede che l’ente (= la persona giuridica) sia  responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio, se la commissione del reato e’ stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza. Esclude peraltro “in ogni caso” che sussista l’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza se l’ente, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Tale modello deve prevedere, in relazione alla natura e alla dimensione dell’organizzazione nonchè al tipo di attività svolta, misure idonee a garantire lo svolgimento dell’attività nel rispetto della legge e a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio. L’efficace attuazione del modello richiede: a) una verifica periodica e l’eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell’organizzazione o nell’attività; b) un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. >>

MODELLO UNICO DI DICHIARAZIONE (M.U.D.)

<< In vigore dall’anno 1995, è il modello attraverso cui devono essere denunciati i rifiuti pericolosi prodotti dalle attività economiche,i rifiuti raccolti nel Comune e quelli  smaltiti, avviati al recupero o trasportati nell’anno solare precedente a quello in cui si effettua la dichiarazione.
A seguito dell’introduzione del SISTRI (v. voce corrispondente), per i soggetti tenuti ad aderirvi,è venuto meno l’obbligo di effettuare la dichiarazione annuale attraverso il M.U.D., che resta in vigore per i soggetti non sottoposti alla disciplina del SISTRI>>

N

NEMINEM LAEDERE

<< Principio del diritto romano, su cui ancora oggi si fonda la convivenza tra o cittadini dello Stato.
Significa non arrecare danno ad altri soggetti (pubblici o privati). Né alle cose di loro proprietà.
Osservandolo, la vita di tutti noi non potrà che essere dignitosa, sostenibile, compatibile>>

 

NUCLEO OPERATIVO ECOLOGICO (N.O.E.)

Ved. Voce: COMANDO CARABINIERI PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE (C.C.T.A.)

O

ORGANISMO DI VIGILANZA

<< Organismo dell’ente (= persona giuridica), di cui al d.lgs. 231/01,  dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo, cui deve essere affidato  il  compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli  di organizzazione gestione e controllo e di curare il loro aggiornamento. La sua istituzione, e il regolare funzionamento, vale ad escludere la responsabilità della persona giuridica >>

P

PAESAGGIO

<< Territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni.>>
Così definito dall’art. 131, comma 1, d.lgs.42/2004

PIANO PAESAGGISTICO

<< Piano attraverso il quale la Regione sottopone a specifica normativa d’uso il territorio, o piano urbanistico-territoriale. con specifica considerazione dei valori paesaggistici>>

 

POLITICA AMBIENTALE

<<L’insieme degli obiettivi di azione dell’impresa riguardo all’ambiente, ivi compresa la conformità alle specifiche normative del diritto ambientale>>

PROGETTO “SENTIERI”

<< Progetto coordinato dall’Istituto superiore di sanità, che ha analizzato la mortalità in 44 dei 57 S.I.N. (v.voce corrispondente) nel periodo 1995-2002 >>

PROGRAMMA DI AZIONE IN MATERIA DI AMBIENTE

<< Strumenti comunitari, che fissano i principi e priorità nella politica ambientale europea, istituiti con decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio.
Il Primo di essi è stato varato nell’anno 1973, in riferimento al periodo 1973-1976.
Attualmente, è in corso di approvazione il Settimo (v.voce corrispondente)>>

R

RADIAZIONI IONIZZANTI

<<  Radiazioni che, in virtù del loro elevato contenuto energetico, sono in grado di ionizzare la materia con cui vengono a contatto, ossia di trasformare gli atomi di cui essa è composta (elettricamente neutri) in particelle cariche, dette ioni. Possono essere: a) corpuscolari, cioè costituite da particelle subatomiche, e dotate di carica elettrica, come i protoni, le radiazioni alfa (α) e beta (β); b) non corpuscolari, cioè onde elettromagnetiche, come i raggi X e i raggi gamma (γ).
Sono disciplinate dalle direttive EURATOM 89/618, 90/641, 92/3, 96/29 in materia di radiazioni ionizzanti e dalla direttiva EURATOM  07/43 in materia di protezione sanitaria della popolazione  e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti:L’attuazione di tali direttive in Italia è stata effettuata dal d.lgs.26 maggio 200, n.241, che ha modificato il d.lgs. 17 marzo 1995, n. 230>>

 

RECUPERO DEI RIFIUTI

<< Qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare funzione o di prepararli ad assolvere tale funzione, all’interno dell’impianto o nell’economia in generale. >>
Così definito dall’art. 183, comma 1, lett. t), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

REGISTRI DI CARICO E SCARICO

<< Registri su cui devono essere annotate le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti gestiti, in entrata e in uscita,da parte dei soggetti che non sono obbligati ad aderire al SISTRI, o che non vi aderiscono volontariamente.
Tali registri sono numerati, vidimati e gestiti con le procedure  e le modalità fissate dalla normativa per i registri IVA.
Sono tenuti presso ogni impianto di produzione e vanno conservati per 5 anni dall’ ultima registrazione.>>

 

RETE “NATURA 2000”

<< Rete ecologica europea coerente di zone speciali di conservazione,  istituita dall’art. 3 della direttiva comunitaria n. 43 del 21 maggio 1992, (92/43/CEE), denominata ”Direttiva Habitat”. Questa rete, formata dai siti in cui si trovano tipi di habitat naturali elencati nell’allegato I e habitat delle specie di cui all’allegato II, deve garantire il mantenimento ovvero,all’occorrenza, il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, dei tipi di habitat naturali e degli habitat delle specie interessati nella loro area di ripartizione naturale.
Comprende anche le zone di protezione speciale, classificate dagli Stati membri a norma della direttiva 79/409/CEE.
Ogni Stato membro contribuisce alla costituzione di Natura 2000 in funzione della rappresentazione sul proprio territorio dei tipi di habitat naturali e degli habitat delle specie di cui detto, designando  siti quali zone speciali di conservazione, tenendo conto degli obiettivi della Direttiva Habitat.
Ove lo ritengano necessario, gli Stati membri si sforzano di migliorare la coerenza ecologica di Natura 2000 grazie al mantenimento e, all’occorrenza, allo sviluppo degli elementi del paesaggio che rivestono primaria importanza per la fauna e la flora selvatiche. >>

 

RIFIUTO

<<  Qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi. >>
Così definito dall’art. 183, comma 1, lett. a), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

RIFIUTO DI IMBALLAGGIO

<< Ogni imballaggio o materiale di imballaggio, rientrante nella definizione di rifiuto di cui all’articolo 183, comma 1, lettera a), esclusi i residui della produzione >>
Così definito dall’art. 218, comma 1, lett. f), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

RIFIUTO PERICOLOSO

<< Rifiuto che presenta una o più caratteristiche di cui all’ Allegato I alla parte quarta del d.lgs. 152/06 e succ. mod.>>
Così definito dall’art. 183, comma 1, lett. b), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

RISCHIO

<< La probabilità che un determinato evento si verifichi in un dato periodo o in circostanze specifiche>>
Così definito dall’art. 3 comma 1, lett. h), d.lgs. 334/99 e succ. mod.

S

SCARICO

<< Qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il ciclo di produzione del refluo con il corpo ricettore in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione.>>
Così definito dall’art. 74, comma 1, lett. ff), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

SESTO PROGRAMMA DI AZIONE IN MATERIA DI AMBIENTE (PAA)

<< Il Sesto Programma comunitario di Azione per l’ambiente intitolato “Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta” copre il periodo compreso tra il 22 luglio 2002 e il 21 luglio 2012. Il programma si ispira al Quinto Programma di Azione per l’ambiente che copriva il periodo 1992-2000, e alla decisione relativa al riesame di detto programma.>>

 

SETTIMO PROGRAMMA DI AZIONE IN MATERIA DI AMBIENTE (PAA)

<<In data 20 aprile 2012, il Parlamento europeo ha approvato la definizione delle priorità del Settimo Programma di Azione in materia di Ambiente.
Il Parlamento ritiene che il Settimo PAA debba fissare obiettivi di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio più ambiziosi, tra cui:
• netta riduzione della produzione di rifiuti;
• divieto di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati, con riferimento alla gerarchia prevista nella direttiva quadro sui rifiuti;
• divieto rigoroso di smaltimento in discarica dei rifiuti raccolti separatamente;
• obiettivi settoriali per l’efficacia delle risorse e parametri per l’efficienza dei processi>>

 

SISTEMA  DI GESTIONE AMBIENTALE (SGA)

<< E’ l’insieme di: struttura organizzativa, responsabilità, pratiche, procedure e risorse, messe in campo per attuare la Politica ambientale>>

 

S.I.S.T.R.I.

< Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, istituito con decreto del Ministero dell’ambiente  e della tutela del territorio e del mare  del 17 dicembre 2009, disciplinato dalla Parte Quarta del d.lgs. 152/06 e succ. mod.>>

 

SITO 

<<L’area o porzione di territorio, geograficamente definita e determinata, intesa nelle diverse matrici ambientali (suolo, materiali di riporto, sottosuolo ed acque sotterranee) e comprensiva delle eventuali strutture edilizie e impiantistiche presenti.>>
Così definito dall’art.240, comma 1, lett.a), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

SITO CONTAMINATO

<<Sito nel quale i valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR), determinati con l’applicazione della procedura di analisi di rischio di cui all’Allegato 1 alla parte quarta del d,lgs, 152/06 e succ. mod. sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, risultano superati.>>
Così definito dall’art. 240, comma 1, lett. e), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

SITO DI IMPORTANZA COMUNITARIA (S.I.C.)

<< Definito dalla direttiva comunitaria n. 43 del 21 maggio 1992, (92/43/CEE), denominata    ”Direttiva Habitat”, come segue: “un sito che, nella o nelle regioni  biogeografiche cui appartiene, contribuisce in modo significativo a mantenere o a ripristinare un tipo di habitat naturale di cui all’allegato I o una specie di cui all’allegato II in uno stato di conservazione soddisfacente e che può inoltre contribuire in modo significativo alla coerenza di Natura 2000 di  e/o che contribuisce in modo significativo al mantenimento della diversità biologica nella regione biogeografica o nelle regioni biogeografiche in questione.
Per le specie animali che occupano ampi territori, i siti di importanza comunitaria corrispondono ai luoghi, all’interno dell’area di ripartizione naturale di tali specie, che presentano gli elementi fisici o biologici essenziali alla loro vita e riproduzione.” >>

 

SITI DI INTERESSE NAZIONALE (S.I.N.)

<< Istituiti dalla legge 9 dicembre 1998, n. 426, che prevedeva l’adozione del Programma Nazionale di bonifica ed identificava un primo elenco di interventi di bonifica di interesse nazionale. Nel corso degli anni, la normativa di riferimento è cambiata  e oggi la normativa di riferimento è contenuta nella Parte Quarta, Titolo V,d.lgs.152/06 e succ.mod. L’art. 252 del d.lgs. cit. prevede che i siti di interesse nazionale, ai fini della bonifica, siano individuabili in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali.  All’individuazione dei siti di interesse nazionale si provvede con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con le regioni interessate, secondo i seguenti principi e criteri direttivi: a) gli interventi di bonifica devono riguardare aree e territori, compresi i corpi idrici, di particolare pregio ambientale; b) la bonifica deve riguardare aree e territori tutelati dal codice dei beni culturali e ambientali (d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42): v. voce corrispondente; c) il rischio sanitario ed ambientale che deriva dal rilevato superamento delle concentrazioni soglia di rischio deve risultare particolarmente elevato in ragione della densità della popolazione o dell’estensione dell’area interessata; d) l’impatto socio economico causato dall’inquinamento dell’area deve essere rilevante; e) la contaminazione deve costituire un rischio per i beni di interesse storico e culturale di rilevanza nazionale; f) gli interventi da attuare devono riguardare siti compresi nel territorio di più Regioni; f-bis) l’insistenza, attualmente o in passato, di attività di raffinerie, di impianti chimici integrati o di acciaierie.
Responsabile ex lege e titolare del procedimento relativo ai siti di interesse nazionale è il Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, insieme al Ministro delle attività produttive.
Tutti i siti di interesse nazionale, una volta riconosciuti a livello normativo, sono stati definiti in dettaglio con appositi decreti di perimetrazione, approvati dal Ministero dell’Ambiente, che ne individuano esattamente dimensioni, estensioni e confini. Ai fini della perimetrazione dell’area da bonificare sono sentite le Regioni, le Province ed i Comuni ed i proprietari delle aree interessate.
Per quanto riguarda la validità e l’efficacia del provvedimento posto in essere dal Ministro dell’Ambiente, trattasi di autorizzazione che sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente, ivi compresi, tra l’altro, quelli relativi alla realizzazione e all’esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie alla loro attuazione. L’autorizzazione costituisce, altresì, variante urbanistica e comporta dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori. Se il progetto prevede la realizzazione di opere sottoposte a procedura di valutazione di impatto ambientale, l’approvazione del progetto di bonifica comprende anche tale valutazione.
In Italia i Sin sono 57: 21 al Nord, 8 al Centro e 15 al Sud. >>

 

SITO DISMESSO

<< Sito in cui sono cessate le attività produttive>>
Così definito dall’art. 240, comma 1, lett. h), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

SITO NON CONTAMINATO

<< Sito nel quale la contaminazione rilevata nelle matrice ambientali risulti inferiore ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) oppure, se superiore, risulti comunque inferiore ai valori di concentrazione soglia di rischio (CSR) determinate a seguito dell’analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica>>
Così definito della’art. 240, comma 1, lett. f), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

SITO POTENZIALMENTE CONTAMINATO

<< Sito nel quale uno o più valori di concentrazione delle sostanze inquinanti rilevati nelle matrici ambientali risultino superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC), in attesa di espletare le operazioni di caratterizzazione e di analisi di rischio sanitario e ambientale sito specifica, che ne permettano di determinare lo stato o meno di contaminazione sulla base delle concentrazioni soglia di rischio (CSR).>>
Così definito dall’art. 240, comma 1, lett. d), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

SMALTIMENTO DEI RIFIUTI

<< Qualsiasi operazione diversa dal recupero, anche quando l’operazione ha come conseguenza secondaria il recupero di sostanze o di energia. L’Allegato B alla parte IV del d.lgs. 152/06 e succ. mod. riporta un elenco non esaustivo delle operazioni di smaltimento. >>
Così definito dall’’art. 183, comma 1, lett. z), d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

SORGENTI SONORE FISSE

<< Gli impianti tecnici degli edifici e le altre installazioni unite agli immobili anche in via transitoria, il cui uso produca emissioni sonore; le infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali, marittime, industriali, artigianali, commerciali ed agricole; i parcheggi; le aree adibite a stabilimenti di movimentazione merci; i depositi dei mezzi di trasporto di persone e merci; le aree adibite ad attivita’ sportive e ricreative>>
Così definite dall’art. 2, comma 1, lett.c), legge 447/1995

 

SPEDIZIONE TRANSFRONTALIERA DI RIFIUTI

<<La UE ha istituito un sistema di sorveglianza e di controllo della movimentazione dei rifiuti, regolamentando le spedizioni di rifiuti: a) fra Stati membri, all’interno dell’UE o con transito attraverso paesi terzi; b)  importati nell’UE da paesi terzi; c) esportati dall’UE verso paesi terzi; d) in transito nel territorio dell’UE con un itinerario da e verso paesi terzi.
La legislazione attuale applicabile è quella del Regolamento CE 1013/2006 del 14luglio 2006, entrato in vigore in ogni Stato membro il 12 luglio 2007.
Il Regolamento riguarda quasi tutti i tipi di rifiuti da spedire. Soltanto i residui radioattivi e qualche altro tipo di rifiuto non rientrano nel suo campo di applicazione, in quanto oggetto di sistemi di controllo distinti.
In relazione ai rifiuti pericolosi, il Regolamento cit. va coordinato con le previsioni della Convenzione di Basilea (v. voce corrispondente).>>

 

STOCCAGGIO DEI RIFIUTI

<< Attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui al punto D15 dell’allegato B alla parte quarta del d.lgs. 152/06 e succ. mod., nonché le attività di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di rifiuti di cui al punto R13 dell’allegato C alla medesima parte quarta.>>
Così definito dall’art. 183, comma 1, lett. aa, d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

SVILUPPO SOSTENIBILE

<< Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali .>>
Così definito dal Rapporto Brundtland, 1987.

T

TESTO UNICO AMBIENTALE

<< E’ il d.lgs. 152/06 e succ.mod.>> 

V

VALORI DI ATTENZIONE, IN RIFERIMENTO AL RUMORE

<< Valore di rumore che segnala la presenza di un potenziale rischio per la salute umana o per l’ambiente>>
Così definiti dall’art. 2, comma 1, lett. g), legge 447/1995

 

VALORI DI QUALITÀ, IN RIFERIMENTO AL RUMORE

<< Valori di rumore da conseguire nel breve, nel medio e nel lungo periodo con le tecnologie e le metodiche di risanamento disponibili, per realizzare gli obiettivi di tutela previsti dalla Legge 447/95,legge quadro sull’inquinamento acustico.>> 
Così definiti dall’art. 2, comma 1,lett. h), legge 447/1995

 

VALORI LIMITE DI EMISSIONE

<< La massa espressa in rapporto a determinati parametri specifici, la concentrazione ovvero il livello di un’emissione che non possono essere superati in uno o più periodi di tempo. I valori limite di emissione possono essere fissati anche per determinati gruppi, famiglie o categorie di sostanze, indicate nel allegato X. I valori limite di emissione delle sostanze si applicano, tranne i casi diversamente previsti dalla legge, nel punto di fuoriuscita delle emissioni dell’impianto; nella loro determinazione non devono essere considerate eventuali diluizioni. Per quanto concerne gli scarichi indiretti in acqua, l’effetto di una stazione di depurazione può essere preso in considerazione nella determinazione dei valori limite di emissione dall’impianto, a condizione di garantire un livello equivalente di protezione dell’ambiente nel suo insieme e di non portare a carichi inquinanti maggiori nell’ambiente, fatto salvo il rispetto delle disposizioni di cui alla parte terza del presente decreto.>>
Così definiti dall’art. 5, comma 1, lett. i-octies) d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

VALORI LIMITE DI EMISSIONE, IN RIFERIMENTO AL RUMORE

<< Valore massimo di rumore che puo’essere emesso da una sorgente sonora, misurato in prossimità della sorgente stessa.>>
Così definiti dall’art. 2, comma 1, lett. e), legge 447/1995

 

VALORI LIMITE DI IMMISSIONE, IN RIFERIMENTO AL RUMORE

<<Valore massimo di rumore che può essere immesso da una o più sorgenti sonore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno, misurato in prossimità dei ricettori. I valori limite di immissione sono distinti in: a) valori limite assoluti, determinati con riferimento al livello equivalente di rumore ambientale (rumore con tutte le sorgenti attive); b) valori limite differenziali, determinati con riferimento alla differenza tra i livello equivalente di rumore ambientale ed il rumore residuo(rumore con la sorgente da valutare non attiva). Il valore limite differenziale corrisponde a 5 dB per il periodo diurno e 3 dB per il periodo notturno.>> 
Così definiti dall’art. 2, comma 1, lett. f), legge 447/1995

 

VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA (V.A.S.)

<< Processo che comprende, secondo le disposizioni di cui al titolo II della seconda parte del d.lgs. 152/06 e succ. mod., lo svolgimento di una verifica di assoggettabilità, l’elaborazione del rapporto ambientale, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione del piano o del programma, del rapporto e degli esiti delle consultazioni, l’espressione di un parere motivato, l’informazione sulla decisione ed il monitoraggio.>>
Così definita dall’art. 5, comma 1, lett. a) d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

VALUTAZIONE DI IMPATTO ACUSTICO

<< Individua, descrive e valuta, in modo appropriato,sotto il profilo dell’inquinamento acustico, gli effetti diretti ed indiretti di un progetto, di un’attività produttiva o commerciale. La legge 447/95 elenca quali progetti soggetti a valutazione di impatto acustico quelli relativi alla realizzazione, alla modifica o al potenziamento di: a) aeroporti, aviosuperfici, eliporti; b) strade di tipo A (autostrade), B (strade extraurbane principali), C (strade extraurbane secondarie), D (strade urbane di scorrimento), E (strade urbane di quartiere) e F (strade locali), secondo la classificazione di cui al d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, e succ.mod.; c) discoteche; d) circoli privati e pubblici esercizi ove sono installati macchinari o impianti rumorosi; e) impianti sportivi e ricreativi; f) ferrovie ed altri sistemi di trasporto collettivo su rotaia.>>

 

VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE (V.I.A.)

<<Procedimento mediante il quale vengono preventivamente individuati gli effetti sull’ambiente di un progetto, secondo le disposizioni di cui al titolo III della seconda parte del d.lgs. 152/06 e succ. mod., ai fini dell’individuazione delle soluzioni più idonee al perseguimento degli obiettivi di proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell’ecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita. A questo scopo, essa individua, descrive e valuta, in modo appropriato, per ciascun caso particolare e secondo le disposizioni del presente decreto, gli impatti diretti e indiretti di un progetto sui seguenti fattori:1) l’uomo, la fauna e la flora; 2) il suolo, l’acqua, l’aria e il clima; 3) i beni materiali ed il patrimonio culturale;  4) l’interazione tra i fattori di cui sopra.>>
Così definita dall’art. 5, comma 1, lett. b) d.lgs. 152/06 e succ. mod.

 

VALUTAZIONE PREVISIONALE DEL CLIMA ACUSTICO

<< Valutazione che l’art.3 della legge 447/95 indica come obbligatoria per le aree interessate alla realizzazione delle seguenti tipologie di insediamenti: a) scuole e asili nido;  b) ospedali; c) case di cura e di riposo; d) parchi pubblici urbani ed extraurbani;  e) nuovi insediamenti residenziali prossimi alle opere soggette alla valutazione di impatto acustico. Essa si attua per mezzo della  documentazione previsionale di impatto acustico (DPIA), documento tecnico redatto per effettuare la valutazione comparativa tra lo scenario stato di fatto (senza le opere o attività in progetto) e quello di progetto (con le opere o attività in progetto), distinguendo la quota di rumorosità indotta dalla sola opera o attività in progetto rispetto a quella generata dalle restanti sorgenti di rumore presenti sul territorio.>>

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