Le acque delle nostre località sono pulite? – Il rapporto 2013

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Estate, tempo di mare e di vacanze… Chi avrà la fortuna di recarsi al mare o al lago sarà sicuramente interessato a conoscere la qualità delle acque nelle quali farà il bagno. Proprio per questo, l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha pubblicato recentemente il rapporto annuale sulla qualità delle acque delle aree balneari nel 2013.

Quali e quante aree sono balneabili? In quali luoghi le acque sono pulite e cristalline? Dove si può star sicuri? Dove, invece, è assai sconsigliabile fare il bagno? Il rapporto risponde a tutte queste domande.

Generalmente, si può stare tranquilli: un dato rassicurante è che sugli oltre 22.000 aree di balneazione (fra cui località balneari, spiagge lacustri, insulari e in prossimità di grandi e piccoli fiumi) in media più del 90% presenta acque di buona o di ottima qualità.

La valutazione ha coinvolto ben 30 Paesi Europei di cui 28 facenti parte dell’Unione Europea, a cui si aggiungono la Svizzera e l’Albania. Inoltre, a causa del recente ingresso nell’UE della Croazia, siti totali presi in considerazione sono aumentati di ben 900 zone. In tutti questi casi, la valutazione si è basata sui dati forniti dai singoli Stati, i quali -per ogni sito- hanno raccolto 3-4 campioni d’acqua nel corso dell’intera stagione balneare.

Una notazione importante riguarda lo storico della qualità delle acque: la valutazione si basa anche sull’applicazione della direttiva 2006/7/CE nei 4 anni precedenti al 2013. Per alcuni Stati, aggiuntisi solo recentemente al programma di controllo della balneabilità delle acque, la valutazione ha riguardato solo il 2013.

LE ACQUE COSTIERE

Nello specifico, la qualità delle acque costiere fa registrare un dato di 96,8% di aree balneari conformi alle norme minime di qualità stabilite dalle direttive europee. Si tratta di un leggero miglioramento rispetto al 2012. Invece, la percentuale di acque che fanno registrare una qualità eccellente ha raggiunto l’85,2%. L’Italia è il paese con il più alto numero di aree marittime individuate (4867 stazioni balneari marittime), con un buon 88,5% di siti con qualità eccellente (3,3 punti percentuali sopra la media), per un totale di acque conformi del 96,6% (0,2 punti sotto la media). Ha presentato inoltre 135 siti non conformi (2,8%, 0,9 punti sopra la media) [nell’illustrazione], ma nessuna località balneare chiusa.

Nove paesi hanno visto l’integralità delle loro acque balneabili (nel dato sono comprese le aree sia costiere sia lacustri) soddisfare almeno i valori minimi di qualità: Cipro, Malta, la Lettonia, la Lituania, il Lussemburgo, la Romania, la Slovacchia, la Slovenia e la Svizzera. Mentre i tassi più ampi di non conformità sono stati osservati in Estonia (5,7%), nei Paesi-Bassi (5,1%) in Belgio (3,5%), in Francia (3,5%), in Spagna (3,3%) e in Irlanda (3,0). L’Albania, che ha fornito i dati per la prima volta, fa registrare l’8,2% di acque non conformi, una percentuale comparabile a quella di altri paesi al loro primo rapporto.

UN PO’ DI STORIA

Gli sforzi dell’Unione Europea per assicurare delle acque pulite e sicure cominciano negli anni ’70. La prima direttiva sulla balneabilità delle acque è stata adottata nel 1975 ed è entrata in vigore nel 1976. La nuova legislazione europea sul tema è entrata in vigore nel 2006, semplifica i metodi di gestione e di controllo.

COME FUNZIONA 

Gli Stati membri identificano ogni anno le spiagge e le zone balneari più frequentate ai fini di sorvegliarne la qualità e -se necessario- mettere in atto delle misure di miglioramento. Alla fine di ogni stagione, gli Stati inviano i loro dati alla Commissione Europea e all’Agenzia Europea per l’ambiente (AEE), che li valuta e produce il rapporto. L’analisi prende in considerazione due tipi di batteri: l’Escherichia Coli e gli Enterococchi intestinali, che possono indicare la presenza di un inquinamento dovuto in generale agli scarichi fognari e al letame derivante da scarti di allevamento.

Pessime notizie riguardano invece l’inquinamento più visibile, e cioè quello dovuto alla sospensione in acqua di scarti solidi e materiali plastici, che è categorizzato sotto la dicitura “detriti marini”. Ben il 45% delle acque sono affette da questo tipo di inquinamento, ciò si traduce -in termini numerici- in ben 7000 stazioni balneari. Le dimensioni di questo fenomeno sono preoccupanti, tanto più che proprio l’Italia ha segnalato la presenza di questo tipo di detriti, specialmente plastici, nello stomaco del 62% delle tartarughe marine e nel 22% dei casi nei loro escrementi.

TROVA LA TUA SPIAGGIA

L’Unione Europea ha predisposto un’apposita piattaforma per divulgare al pubblico i dati sulla balneabilità delle acque attraverso il sistema WISE (Water Information System for Europe), che dall’Italia è accessibile al dominio http://www.portaleacque.salute.gov.it/PortaleAcquePubblico/mappa.do . 
Ora non resta che sperare che la spiaggia prescelta per le vacanze 2014 rientri nelle 20.866 aree che presentano acque di buona o ottima qualità.

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