Intervista a Daniele Salvaggio

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Interviste
Daniele Salvaggio

Daniele Salvaggio, Communication Manager, è Owner di Imprese di Talento (www.impreseditalento), progetto nato con l’obiettivo di sensibilizzare il mondo delle imprese e delle organizzazioni sul valore del capitale umano. In questi tempi di crisi, la valorizzazione delle risorse umane può apparire un lusso, un elemento superfluo. Nulla di più sbagliato, ci dice Daniele, la cui visione intriga ed incuriosisce.
Ecco il resoconto della nostra breve chiacchierata:

D. Ritiene corretta  l’affermazione: “Valorizzare le persone per uscire dalla crisi”?

R.“ Vivere per lavorare o lavorare con l’obiettivo di stare bene con se stessi e con gli altri? L’opinione pubblica si spacca in due su questa domanda: c’è chi crede che sia necessario non fermarsi mai per provare a competere e risollevare l’economia nostrana e chi, invece, parla di misurare il benessere i cui indicatori sono, tra gli altri, l’ambiente e la ricchezza dei rapporti sociali. Due elementi questi, strettamente connessi anche alle condizioni in cui versano i lavoratori.”

 

D. Quanto incide il benessere ambientale all’interno di un’organizzazione d’impresa?

R.“Manca a mio avviso il tempo e l’impegno di pensare che questo aspetto possa produrre benefici concreti, e non solo in termini ‘etici’ e di cultura. Si tende a ragionare guardando soltanto il breve periodo, concentrati più sul tampone che sul disinfettante da utilizzare. Va fatto poi un distinguo su cosa si intende per benessere ambientale: un conto sono le politiche di welfare, io azienda offro a te dipendente una serie di servizi che ti aiutano a sentirti parte di una famiglia, il concetto di azienda-mamma, altro paio di maniche è il tema della riconoscibilità e della valorizzazione dei talenti, che si esemplifica in una serie di interventi legati all’analisi delle competenze, alla governance sostenibile, alla job rotation. Certamente un’organizzazione che propone servizi  HAS – Human-Added-Service – non può prescindere da un approccio olistico attraverso il quale promuovere, rafforzare e diffondere una cultura con al centro le proprie persone e le loro aspettative in termini di crescita meritocratica e di benessere”

 

D. Davanti ad una crisi di valori e di prospettive, per qualcuno molto più grave rispetto a quella del 1929, come si può convincere imprese e mercato a investire sul capitale umano, a finanziare progetti di formazione e di valorizzazione dei talenti?

R.“Il valore delle risorse umane operanti in un contesto organizzativo, le modalità per attrarle, motivarle, incentivarle e soprattutto trattenerle, rappresentano il vero punto di forza nella competitività e nell’identificazione di una corporate brand identity e nella realizzazione di un ritorno sull’investimento (ROI). Supportando questa affermazione  con analisi e confronti internazionali, ne parla anche una recente analisi Ocse, qualunque imprenditore o gruppo manageriale dotato di vision e talento, non avrà dubbi a valutarne l’autenticità e a comprendere come agire per il bene dell’azienda e delle persone che la rappresentano”

Daniele Salvaggio

Quali sono, se esistono, i parametri per identificare un’impresa di talento?

“Una cultura organizzativa che pone al centro le persone, riesce a valorizzare la propria corporate brand awareness, a ridurre i conflitti interni, a migliorare l’efficienza e la mobilità in tutto il contesto produttivo, razionalizzando e equilibrando le performance economico finanziarie, rafforzando e innovando l’human chain. La comunicazione, la formazione, la scoperta di talenti, il fiorire di competenze nascoste o inconsapevoli, la fidelizzazione del capitale umano, fanno produrre di più, contaminano di positività e leggerezza l’ambiente di lavoro, rafforzano il senso di appartenenza e condivisione ai valori aziendali e garantiscono una maggiore flessibilità interna. Possedere un talento rappresenta una grande fortuna, il vero dono però è fare in modo che il talento si affini, cresca e diventi contagioso”

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