Industria chimica e ambiente, intervista a Sergio Treichler

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Interviste
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La riduzione del gas serra e la lotta alla povertà rappresentano scenari possibili, insieme.


A margine del Workshop Tacec (clicca qui per la news, qui invece l’approfondimento sul dopo-Kyoto), abbiamo deciso di intervistare il dott. Sergio Treichler (nella foto), direttore centrale di Federchimica e promotore dell’evento, per cercare di capire meglio il rapporto fra l’industria chimica e l’ambiente.

 Perché Federchimica ha scelto di promuovere un Workshop sulle emissioni di gas serra e sulla lotta alla povertà?

La riduzione delle emissioni di gas serra è un obiettivo fondamentale della politica climatica, che in Europa coinvolge l’industria chimica attraverso molte misure di policy, tra le quali lo Schema Europeo di Emissions Trading (EU ETS). Il sistema dei crediti internazionali da progetto, che possono essere (limitatamente) utilizzati per assolvere gli obblighi dell’EU ETS, si propone come aiuto allo sviluppo dei Paesi meno avanzati, e quindi contribuisce anche ad alleviare le condizioni di povertà.
L’Industria Chimica moderna contribuisce già oggi nei Paesi Sviluppati a risolvere questa complessa equazione e a vincere simultaneamente le sfide della lotta alla povertà, dello sviluppo sostenibile e della riduzione dei gas serra, in maniera sinergica. Perché non potrebbe farlo anche nei Paesi in via di sviluppo?

Come Federchim2011-photoica e le aziende chimiche in generale sono impegnate nella lotta al cambiamento climatico?
Il settore chimico da un lato è fortemente impegnato nelle azioni di efficientamento energetico e nella riduzione delle emissioni di gas serra. Secondo i dati ufficiali di contabilità nazionali, trasmessi e validati dalle Nazioni Unite, il settore chimico ha realizzato, rispetto al 1990 (anno base di riferimento), una riduzione di oltre due terzi delle sue proprie emissioni di gas serra.
Ma non va dimenticato l’altro ruolo fondamentale che l’Industria Chimica ricopre grazie alla continua ricerca e innovazione, rende disponibili nuove soluzioni che migliorano i processi produttivi delle imprese utilizzatrici di chemicals. Quest’ultime imprese, infatti, incorporano nei loro prodotti o servizi le nuove soluzioni, con tutti i benefici derivanti.

Riduzione dell’emissione dei gas serra, incremento delle energie rinnovabili, miglioramento dell’efficienza energetica: questi target sono al centro dell’accordo europeo sul Clima 20-20-20. All’interno di questo panorama, quali misure dovranno adottare le aziende per contribuire al raggiungimento degli obiettivi?
Le imprese chimiche attuano da tempo le misure necessarie, e sono impegnate nella loro diffusione: esse partecipano (in parte) allo Schema Europeo di Emissions Trading, valorizzano i loro progressi nell’efficienza energetica partecipando al meccanismo nazionale dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE, anche noti come Certificati Bianchi), e applicano tecniche come Six-Sigma per migliorare le loro prestazioni energetiche. Federchimica offre sia servizi di assistenza per l’ottenimento dei Certificati Bianchi sia per la formazione relativa alle tecniche Six Sigma applicate all’efficienza energetica.

Inquinamento e settore chimico: un binomio inscindibile?
Il settore manifatturiero chimico è un importante emettitore. Tuttavia, come dimostrato da specifici studi internazionali basati sull’analisi del ciclo di vita dei prodotti, l’utilizzo dei prodotti chimici consente un risparmio di emissioni di gas serra che è più del doppio delle emissioni connesse alla loro produzione.

Nell’attuale legislazione europea e italiana, sono presenti muri che ostacolano la crescita? Le norme che tutelano l’ambiente -secondo lei- possono essere considerate tali?
Il sistema normativo europeo è eccessivamente complesso e oneroso per il sistema industriale, con carichi specifici rispetto ad altre aree, per esempio la regolamentazione sui prodotti chimici e politica climatica, che ne ostacolano lo sviluppo. La trasposizione di tali norme a livello nazionale porta un ulteriore e controproducente appesantimento, che produce più danni allo sviluppo che effettivi benefici ambientali.

Il settore chimico in Italia: è stato messo definitivamente fuori gioco dalla crisi? Quali scenari intravede all’orizzonte?
Al di là della crisi economica degli ultimi anni, il settore chimico italiano è stato interessato negli ultimi due decenni da sviluppi che hanno ridotto il peso dei settori nella parte iniziale della catena di fornitura (chimica di base), e contemporaneamente hanno visto un’espansione nelle parti a valle (cosiddetta chimica delle specialità). Tuttavia occorrerà un serio impegno di politica industriale, sia a livello nazionale che europeo, per contrastare le tendenze mostrate dai modelli di previsione, che vedono una progressiva diminuzione del peso dell’Europa in questo campo. Un punto positivo è rappresentato dal fatto che, nonostante tutto, in Italia il “consumo” di chimica è decisamente maggiore della sua “produzione”. Va inoltre riconosciuta all’Industria Chimica italiana una maggiore capacità di reagire alle difficoltà create dalla crisi rispetto al settore economico in generale e al resto del manifatturiero in particolare, questo in quanto notoriamente le Imprese Chimiche esportano una quota rilevante del loro fatturato ed essendo il tessuto composto da molte PMI ma anche da Imprese medio-grandi e multinazionali in grado di poter meglio assorbire gli shock esogeni derivanti da tali eventi.{jcomments on}

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