Il fattore ambiente nella campagna elettorale

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Interviste Politica & Ambiente
Edoardo Croci

Abbiamo già affrontato il problema dello scarso risalto che il bene ambiente e i temi ambientali riscuotono nei programmi dei candidati alle prossime elezioni nazionali e regionali. Sull’argomento, abbiamo avuto notizia che il Prof. Edoardo Croci, candidato alle prossime elezioni regionali in Lombardia, nel gennaio scorso aveva manifestato lo stesso auspicio contenuto nei nostri post. Gli abbiamo quindi chiesto un’intervista che di seguito riportiamo. Ci piacerebbe che ricevesse commenti e che qualche altro candidato si interessasse all’argomento

di Vera Pasquale e Maurizio Romelli

D. Nell’attuale campagna elettorale regionale, il ruolo dell’ambiente risulta del tutto marginale, come lei stesso ha sottolineato. Quali crede che possano esserne le motivazioni? 

R. Direi che la motivazione principale è quella dello scollamento tra i cittadini e la classe politica. Sia nelle indagini europee, come l’annuale Eurobarometro della Commissione Europea, sia nelle indagini italiane fatte da associazioni ambientaliste o da istituti di statistica, emerge che l’ambiente è una delle priorità che interessa maggiormente gli italiani, insieme al lavoro e alla sicurezza, quindi che nell’agenda politica questa tematica sia marginale è sintomo di uno scollamento.  Un esempio lo abbiamo anche su Milano, dove sono stato Presidente del comitato promotore dei referendum “Milano si muove”, comitato trasversale con diverse forze civiche. Quello che abbiamo visto è che sono andati al voto 500.000 milanesi e si sono espressi a larghissima maggioranza per il “sì” di fronte a dei referendum che chiedevano misure coraggiose per migliorare la qualità dell’ambiente.
I temi ambientali per essere affrontati in modo non ideologico richiedono una certa competenza ed è quindi difficile fare politica e non populismo se si vuole entrare davvero nei problemi: siccome gran parte della classe politica in realtà è priva di competenza tecnica, si finisce per affrontare i temi ambientali in modo ideologico, per poi fermarsi a degli slogan senza entrare nel merito.
D. In ambito nazionale, ha colto nell’attuale campagna elettorale qualche proposta comunque interessante, a prescindere dallo schieramento politico che l’ha formulata? A noi non risulta, ma lei è di sicuro maggiormente informato. 
R. Se devo essere del tutto sincero, più che dalle forze politiche, ho trovato delle proposte interessanti provenienti da alcune associazioni imprenditoriali e da alcune associazioni ambientaliste. Ieri mi è capitato di essere presente alla “Giornata della Collera”: il programma che hanno presentato è ricco di proposte tecniche condivisibili, ad esempio sui modi per rilanciare l’edilizia coerenti con la green economy, attraverso una serie di premialità che si possono dare in presenza di elevata efficienza energetica o anche forme di riduzioni e di vantaggi fiscali.
Anche da parte di alcune associazioni ambientaliste ho trovato proposte condivisibili. Per citare un caso concreto e recente, durante il dibattito di Legambiente sul consumo di suolo, è stato proposto un meccanismo per il quale, a fronte di un consumo di suolo, si debbano generare dei crediti trasferibili per poi recuperare suolo in un’altra area: è un meccanismo economico innovativo.
Le strategie economiche innovative che stanno alla base delle proposte delle associazioni di categoria e di quelle ambientaliste sono quelle che ritengo, anche nella mia esperienza di economista, le migliori, perché danno un immediato riscontro nel modificare i comportamenti degli operatori. Purtroppo oggi abbiamo un quadro di arretratezza rispetto alle esigenze del paese e alle richieste di sensibilità non solo degli ambientalisti, ma anche dei soggetti che operano nell’economia.
D. Quale ritiene possa essere la causa dello scarso appeal raccolto dai temi ambientali nei programmi elettorali? Esiste indubbiamente un’opinione pubblica sempre più interessata a questo tipo di problemi: non è strano che i vari candidati non si confrontino anche su questo terreno? Forse temono di non essere abbastanza preparati?
R. Il problema è che non ci sono molti canditati in grado di affrontare questi temi con competenza. In Italia, abbiamo tra l’altro un partito dei Verdi che, diversamente dagli altri paesi d’Europa, è di fatto scomparso e non è presente alle elezioni: il segretario generale si è addirittura candidato con l’estrema sinistra di Ingroia, al contrario di quello che hanno fatto tutti i Verdi europei i quali hanno sostenuto che l’ambiente non è né di sinistra né di destra. A livello europeo i Verdi si sono deideologizzati, mentre in Italia è successo il processo contrario e così di fatto sono scomparsi.
Che io sappia, sono pochissimi i candidati che abbiano un’esperienza di tipo professionale e tecnica in materia ambientale, e questo sarà motivo di preoccupazione nel momento in cui si dovranno realizzare le necessarie politiche ambientali. Bisogna sempre pensare che c’è il momento del voto, ma poi anche il momento dell’amministrazione, e per amministrare su questi temi è necessaria competenza.D. È possibile, malgrado la situazione di crisi economica che interessa anche la Lombardia, individuare sul territorio nazionale degli esempi virtuosi da poter “trapiantare” anche nella nostra Regione?

 R. Più che al territorio nazionale, io guarderei all’estero: Milano e la Lombardia sono la parte dell’Italia più avanzata dal punto di vista dell’innovazione, quindi non credo che abbiamo tanto da imparare dalle esperienze di altre città, o regioni o aree territoriali nazionali; credo che dovremmo guardare soprattutto all’estero. In parte abbiamo già cominciato a farlo: io sono stato Assessore alla mobilità, trasporti e ambiente e abbiamo introdotto una forma di road pricing, si chiamava Ecopass, poi trasformato in “Area C”, ma non ce lo siamo inventati. Siamo andati a vedere come il road pricing funzionava già a Londra e a Singapore, e a Stoccolma, per fare un esempio, e così potremmo andare avanti.
Così, se vogliamo parlare di low emission zone, ovvero zone in cui possono circolare solo veicoli a basse emissioni, c’è l’esempio di Londra; se vogliamo invece parlare di interventi sulla logistica delle merci si possono andare a vedere una serie di esempi virtuosi in Francia piuttosto che in Germania o in Inghilterra, con strutture e centri di raccolta dove arrivano i mezzi pesanti e a partire dai quali la merce viene smistata attraverso veicoli elettrici o a basso impatto ambientale nelle zone urbane. A Londra ci sono addirittura delle zone centrali dove la consegna delle merci viene fatta con piccoli mezzi trainati da biciclette.
Di esperienze ne possiamo trovare tantissime e in diversi ambiti: se vogliamo andare sulle energie rinnovabili, ha fatto scuola, a suo tempo, la famosa “ordinanza solare” di Barcellona, che di fatto obbligava tutti i nuovi edifici a prevedere l’installazione di pannelli solari per generare energia. In qualche modo questo a livello italiano si è poi diffuso in una serie di regolamenti edilizi, dove, pur con un quadro molto diversificato, la presenza di energie rinnovabili è prevista almeno per le nuove costruzioni o ristrutturazioni al di sopra di una certa dimensione e se tecnicamente possibile, magari per avere degli incentivi di tipo volumetrico.
Scusi se cito ancora un esempio legato in qualche modo alla mia esperienza, però il bike sharing che io ho portato a Milano e che è un successo, non ce lo siamo inventati: siamo andati a vedere le esperienze di Parigi, Berlino, Barcellona, Lione che è stata la prima, e poi abbiamo adottato un modello milanese di bike sharing, ma potrei citare moltissimi altri esempi di politiche locali o nazionali dove guardare all’estero è stato fondamentale per poter poi adeguare quelle esperienze alla nostra realtà nazionale e realizzarle.
Sulla Lombardia in particolare credo che dovremmo andare a vedere le esperienze di altre regioni europee, ad esempio nei piani clima o nelle politiche di riduzione delle emissioni di gas serra: ora anche la Lombardia ha fatto il suo piano, però sicuramente ci sono altre regioni che si sono mosse prima. Lo stesso vale per la mobilità e per il tema importantissimo del risanamento della qualità dell’aria: regioni come la Ruhr o come le Fiandre hanno affrontato con energia questo tema, quindi penso che la strada giusta per i lombardi sia studiare casi esteri, più che andare a vedere gli altri casi nazionali.
D. Durante la sua esperienza nella giunta Moratti, qual è stato l’atteggiamento di maggioranza e opposizione di fronte alle sue proposte per l’ambiente? Almeno alcune di esse sono state votate da entrambi gli schieramenti? 
R. Cominciamo con il dire che il sindaco Moratti ha avuto coraggio, perché nel suo programma iniziale, a cui io avevo collaborato per la parte ambiente, era prevista l’adozione di un meccanismo di road pricing, di pedaggio urbano, cosa che nel programma dell’allora competitor della sinistra, che era Ferrante, non c’era. Credo che le si debba dare atto che aver scritto in un programma elettorale qualcosa di così innovativo sia stato un atto di coraggio: poi la realizzazione non è stata affatto facile, perché quando mi sono trovato nella posizione di assessore c’era da parte della maggioranza una diffusa ostilità nell’andare avanti su politiche ambientali coraggiose, e da parte dell’opposizione, se non altro perché appunto erano all’opposizione, uno scetticismo con poche esclusioni.
Qualche eccezione c’è stata, ma sono eccezioni direi personalissime, legate a delle figure sia all’interno del centrosinistra sia del centrodestra che ragionavano con la propria testa e si distaccavano da quelli che invece erano idiktat dei partiti. Alcune persone c’erano con cui, al di là dello schieramento, ho lavorato e con le quali c’era una visione comune di sviluppo della città, ma se devo essere sincero non ho trovato nello schieramento politico e nei partiti una grande voglia di innovare.
Certo, poi ci sono stati anche provvedimenti bipartisan: sulle cose più innovative e dirompenti c’era una certa opposizione, ma su altre oggettivamente si è trovato un accordo. Un provvedimento su cui, curiosamente, tutti erano d’accordo e che è stato anche votato in consiglio comunale è stato quello per l’estensione del sistema della sosta regolamentata, le strisce gialle e blu, per intenderci. Su questo provvedimento tutti hanno votato a favore, ma quando poi siamo andati a tracciare fisicamente le strisce, estendendo l’area della sosta regolamentata, devo dire che sia all’interno della maggioranza sia dell’opposizione moltissimi si sono “rimangiati” il loro voto, intervenendo magari anche pubblicamente per dire che loro erano contrari a far pagare la sosta. Alla fine, ogni volta che c’è di mezzo qualcosa da pagare è facile e anche un po’ populista dire ‘no, facciamo tutto gratis’, peccato che poi se si fa tutto gratis alla fine si crea una congestione micidiale.
Se vogliamo, l’esempio è che erano tutti d’accordo nel voto, ma poi quando si è visto che questo comunque incideva sui comportamenti e sulle abitudini dei cittadini il coraggio è venuto a mancare. Questo è un po’ il tema: la mancanza di coraggio che c’è stata nella classe politica. Nonostante questo devo dire che abbiamo fatto molte cose innovative: è stato solo più faticoso, però le abbiamo realizzate.D. Quali sono, in base alla sua esperienza da “tecnico”, i maggiori pregiudizi manifestati dagli opposti schieramenti politici rispetto ai temi ambientali? 
R. Io non li definirei tanto pregiudizi, in realtà, quanto una mancanza di approfondimento dei temi.

Dopodiché, se proprio vogliamo, un paio li possiamo individuare: il primo, che in linea di massima è un pregiudizio tipico della destra, è quello di pensare che i cittadini non siano disposti a fare a meno dell’auto, e per questo a un certo punto si finisce col trascurare gli aspetti legati all’ambiente e alla salute per consentire questa falsa libertà di poter usare l’auto sempre e dovunque. Questo però è un falso pregiudizio, perché in realtà i cittadini, soprattutto in Lombardia, sono ben consapevoli di quanto l’inquinamento sia legato alla salute e di quanto la qualità della vita e il recupero del territorio dipendano anche dal muoversi con i mezzi pubblici. Il discorso da fare è quello di trovare quali sono gli interventi da effettuare per ottenere una mobilità sostenibile, quindi un trasporto pubblico migliore, adeguato, più frequente, con nuove linee che consentano di fare a meno dell’auto.
Il pregiudizio della sinistra invece è in genere un pregiudizio contro il mercato, cioè pensare che sia solo lo Stato a dover provvedere a una serie di servizi, e a vedere invece tutto quello che viene gestito dal privato, o che viene affidato a meccanismi di mercato, con sospetto, se non con ostilità. Questo è un pregiudizio altrettanto sbagliato, perché in realtà molte soluzioni passano proprio dal fatto di avere un quadro regolatorio creato dall’amministrazione pubblica che però poi lascia trovare ai privati i giusti equilibri e le giuste soluzioni, attraverso un adeguato sistema di incentivi e disincentivi, senza un eccesso di invadenza da parte del pubblico, cosa che spesso provoca inefficienza, se non addirittura corruzione.D. Quali temi – sia culturali sia pratici – si sente di segnalare come maggiormente utili per introdurre nel dibattito politico la questione ambientale come argomento degno di considerazione? 
R. Ci sono due grandi chiavi di lettura che ci consentirebbero sicuramente di ripensare i nostri ambienti di vita e di lavoro in una logica diversa, più sostenibile; e affrontare questi due temi significherebbe poi coinvolgere anche il sistema di mobilità, il sistema energetico, il sistema del verde e il sistema costruito.
Il primo è un problema globale, quello del clima: ciascuno di noi, e quindi anche i governi locali e quello nazionale, deve dare un contributo alla risoluzione del problema del cambiamento climatico. E’ una sfida incredibile,

una sfida che va al di sopra delle forze di ciascun governo locale, ma ognuno deve fare la propria parte, anche perché poi i danni li subiamo a livello locale: pensiamo alle piogge intense, alla siccità, a tutti i problemi idrogeologici; banalmente, anche alla debolezza del sistema fognario nello smaltire l’acqua in tempi rapidi se, come avviene adesso, piove in modo molto intenso. Il problema globale del clima è sicuramente un problema che ci riguarda tutti.
Il secondo aspetto invece è proprio quello della qualità della vita a livello locale. Ormai dovremmo aver capito tutti che l’auto, l’eccesso nell’uso dell’auto, porta in realtà a dedicare ad essa tutti gli spazi urbani pubblici e aperti, sia per costruire delle strade sia per mettere dei parcheggi, mentre gli spazi urbani dovrebbero essere spazi da vivere, quindi aree pedonali, verde, mercatini, attività culturali: noi dobbiamo riappropriarci di questi spazi che si è presa l’auto dagli anni ’60, da quando è diventata un fenomeno di massa.

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