I costi dell’ambiente nei progetti

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Parliamone insieme
Impianto eolico

Una cattiva o carente cultura di Project Management è spesso una delle cause della scarsa attenzione verso l’ambiente.

di Sergio Bruno

Impianto eolicoNella mia attività di consulente di Project Management mi succede spesso di incontrare aziende dove la cultura su questa disciplina è alquanto carente.

Il Project Management nasce negli Stati Uniti verso la fine degli anni 60 – inizio degli anni 70,  e arriva nella nostra cultura solo di recente. 
Per quanto possa sembrare strano, vi sono ancora diversi segni che ci dicono che la cultura di una buona parte dei manager del nostro paese non ha ancora recepito i concetti base di questa “nuova” disciplina.

 

Faccio un esempio tra molti: il “diagramma a barre” o “diagramma di Gantt”. Spesso, quando vado in azienda, mi viene detto: «certo che noi facciamoProject Management, guardi questo diagramma di Gantt!». È diventato cosi “famoso” che è stato anche insignito di una traduzione in italiano: lo scioglilingua “cronoprogramma”, che chi si occupa di bandi di gara pubblici ha cominciato a conoscere da qualche anno.

Bene, questo famigerato diagramma di Gantt che pare esaurire tutto lo scibile possibile del Project Management è in realtà uno strumento che è stato introdotto tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Parliamo di uno strumento che nasce all’epoca in cui ci si spostava con le carrozze ed i cavalli.

 

Ma se la cultura media di Project Management è rimasta quella dei cavalli e delle carrozze, possiamo facilmente chiederci come vengano gestiti i progetti, quali siano gli strumenti che vengono usati per il controllo dei tempi, per il controllo dei costi. Probabilmente gli stessi dell’epoca dei cavalli e delle carrozze.

Ovviamente non possiamo fare di tutta erba un fascio: ho conosciuto realtà molto all’avanguardia e molto attente, ma rappresentano “isole felici”.

 

Ora veniamo al punto centrale della discussione. Abbiamo detto che la cultura manageriale media non dispone di strumenti per il controllo dei tempi e dei costi di progetto e questo porta a conseguenze gravi.

La situazione tipica è questa: devo fare un’offerta ad un cliente per la realizzazione di un progetto come l’installazione di un impianto. Non sono in grado di avere una stima attendibile dei tempi e dei costi che dovrò sostenere. La direzione commerciale “esce” con un’offerta basandosi unicamente su input del mercato: prezzi della concorrenza, contro-offerte del cliente, importi di asta (in caso di gara).

 

Una volta aggiudicato il progetto, il commerciale è premiato unicamente sul fatturato, e quindi è soddisfatto per la vendita conclusa. Resta poi la realizzazione. E qui sono dolori! All’inizio si parte con le migliori intenzioni, un bel diagramma di Gantt, un bel piano per l’ambiente, un bel piano per la sicurezza, etc.

Segue una fase di entusiasmo, tipica di tutti i progetti in cui le cose sembrano cominciare a “girare”. Ma poi dietro l’angolo appare la disillusione: un carente skill di pianificazione e controllo dei costi ha portato a trovarsi “stretti” ovvero al classico aut-aut
- Devo rispettare tutte le “regole del gioco” 
- Oppure devo rispettare il budget

 

Uno esclude l’altro. In altri termini: se voglio fare le cose “in regola” vado fuori budget; se devo rispettare il budget allora devo giocare sporco (e sperare che non mi becchino!).

L’ambiente, come la sicurezza o come la qualità sono le prime vittime ad essere sacrificate quando il budget scarseggia. Sono le prime regole del gioco che vengono violate.

 

Questo nonostante all’inizio si fosse partiti con le migliori intenzioni.

Ma che cosa è successo? 
Tipicamente gli errori sono almeno due: 
- Carenza di pianificazione dei costi all’inizio del progetto 
- Carenza di controllo nello svolgimento dello stesso

 

Quando osservo le strutture di costo, tipicamente trovo solo voci come: 
- Costi della manodopera 
- Costi delle materie prime 
- Costi della sicurezza, che qualcuno calcola in modo analitico, altri indicano forfettariamente

Ci sono poi altri costi che non spesso vengono stimati, anche perché le aziende non hanno creato un know how che permetta di farlo, ne cito alcuni come ad esempio: 
- Costi finanziari: tipicamente prima pago e poi incasso, quindi devo farmi prestare i soldi da una banca e poi restituirli con gli interessi (tecnicamente si chiama “costo del capitale circolante”) 
- Costi commerciali: costi sostenuti per aggiudicarsi la commessa, come costi di lobbying, costi di rappresentanza, lavoro per rispondere alla gara e simili (mi fermo perché siamo tutti “uomini di mondo”) 
- Etc.

 

I costi per l’ambiente spesso rientrano nella categoria dei costi non stimati e quindi di fatto non gestiti.

Ancora oggi il Project Management, disciplina come abbiamo visto indispensabile se vogliamo portare a termine i progetti come richiesto dalla regole, è ancora poco insegnato nelle Università. Quindi non è difficile trovare neolaureati che non lo conoscono.

 

Tra i manager delle aziende la situazione è ancora peggiore: o non è conosciuto oppure la conoscenza è limitata a strumenti di un secolo fa.

Mi auspico una maggiore sensibilizzazione dei futuri manager su questo importante tema in modo che poco per volta questa cultura si diffonda e permetta di mettere in pratica tante buone intenzioni che troppo spesso restano sulla carta (di Gantt) senza essere mai realizzate. 
Se guardiamo le best practice, esse hanno sviluppato nel corso degli anni una serie di strumenti che permettono una gestione più strutturata dei progetti. All’interno di questi strumenti trovano posto per esempio metodi di stima e di previsione accurati che permettono alla azienda di produrre una offerta commerciale che sia allo stesso tempo competitiva e profittevole senza essere costretti a “giocare sporco”. Queste aziende si presentano al cliente in modo molto chiaro, sono in grado di far percepire tutte le implicazioni del lavoro che andranno a svolgere e spesso sono in grado di ottenere successi commerciali anche in casi in cui i concorrenti hanno presentato offerte economicamente più basse.

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