GREEN ECONOMY E COMUNICAZIONE

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I post di Claudia Pasqualini Salsa
Montagna

Comunicare vuol dire spiegare, vuol dire ragionare, vuol dire sapere di dover fare

di Daniele Salvaggio

MontagnaConsiderare la green economy come un settore legato solo ai comparti tradizionalmente ambientali, come per esempio il risparmio energetico, le fonti rinnovabili o il riciclo dei rifiuti, vuol dire non conoscere in modo approfondito la materia. In realtà si tratta di un vero e proprio “filo verde” che attraversa e innova anche i settori più maturi della nostra economia, perché la peculiarità della green economy italiana, sta proprio nella riconversione in chiave ecosostenibile dei comparti tradizionali dell’industria italiana di punta.

E’ una prospettiva vera in tutto il mondo, ma che nel nostro Paese ha più chance che altrove di affermarsi, diventando per la nostra economia quello che l’elettrificazione, l’automobile, le telecomunicazioni prima, e la rivoluzione informatica poi, sono stati per il Novecento. Quando parliamo di green economy, infatti, pensiamo a una sfida trasversale che comprende moltissimi settori e coinvolge decine di migliaia di imprese: dall’edilizia ai trasporti, dagli elettrodomestici alle fonti rinnovabili, dal turismo, all’agricoltura di qualità, dall’high-tech al riciclo dei rifiuti, dalla diffusione di prodotti e di processi produttivi innovativi ed efficienti, nella creazione di nuova occupazione qualificata, in una forte spinta all’esportazione di processi e prodotti eco-efficienti. Si tratta insomma di una straordinaria occasione per modernizzare e rendere più competitiva la nostra economia che ha il suo punto di forza in un sistema produttivo fatto prevalentemente da piccole e medie imprese fortemente legate al territorio, che si nutre di creatività, di innovazione, di coesione sociale, di diritti. Vi è però un grande punto debole in questa immensa opportunità di crescita e di sviluppo: la ridefinizione dell’agenda ambientale. Oggi è una priorità, visti gli ultimi eclatanti fatti che hanno riguardato, non con poca preoccupazione, il nostro Paese: dal disastro della Costa Crociere al Giglio, passando per le reiterate calamità alluvionali e i conflitti da sindrome Nimby (Not in My Backyard). L’Italia sembra rimanere al palo tra il desiderio di voltare pagina e macigni strutturali che glielo impediscono:

• crisi economica e conseguente riduzione di risorse pubbliche e dei consumi
• sensibilità e attenzione crescenti verso la sostenibilità dei processi, dei prodotti e degli stili di vita
• diminuita fiducia verso le istituzioni e le politiche di sviluppo industriale

Cambiamento difficile ma necessario, e la partita si gioca anche nell’ambito della comunicazione. Mi è capitato recentemente di partecipare ad alcuni dibattiti sul tema del greenwashing e sulle strategie etiche e sostenibili nel mondo aziendale. Mi sono reso conto che l’opinione pubblica è ancora troppo poco informata sul tema, c’è grande discrasia tra il pensiero comune e le strategie messe in atto dalle imprese. Spesso si fanno campagne, si adottano politiche, senza però vi sia una reale convinzione di quello che si sta facendo ma soprattutto senza parlare al cuore delle persone. Da professionista della comunicazione credo con determinazione che sia necessario in materie facilmente strumentalizzabili come questa, mettere in atto una strategia trasparente, coerente, sincera, corretta e equilibrata, che permetta alle persone di capire e alle aziende di ottenere consenso. Per raggiungere questi obiettivi diventa fondamentale il parlare con il cuore, dentro e fuori l’azienda. La Creazione del Valore Condiviso, vale a dire l’approccio attraverso il quale un’organizzazione deve creare valore per se e per i propri consumatori, è oggi per esempio un tassello importante, azzarderei vitale, nelle politiche “sostenibili” adottate dalle imprese. Per consolidare la propria posizione sul mercato, non si deve solo produrre e distribuire beni e servizi di alta qualità, ma anche ascoltare i bisogni e adottare un approccio alla responsabilità sociale d’impresa che consideri la conformità alle normative, il sostegno all’ambiente, il risparmio energetico e che sia in grado di creare consenso e appartenenza dentro e fuori il contesto in cui si opera.

Per questo motivo è oggi più che mai indispensabile conoscere la materia e spiegarla “credendoci”, promuovendo una comunicazione “bottom up”, la più fluida possibile. Le relazioni nascono e si sviluppano sempre dal basso! Il cliente/consumatore finale è diventato più esigenze, tecnologico, giudizioso, vuole sentirsi importante, protetto, fidelizzato, sicuro, agevolato. In questo senso la comunicazione deve saper anticipare, prevenire, essere in grado di portare valore prima che ne nasca l’esigenza. Per ottenere questo non servono o non solo, grandi budget, serve parlare chiaro e serve soprattutto agire in modo lesto e convincente. La convinzione nasce da dentro, poi la si può esportare. Il legame con i territori ed una strategia di comunicazione che metta in mostra in modo veritiero, concreto e trasparente valori quali l’etica, la sicurezza, la formazione, la relazione, sono la migliore risposta verso un nuovo modo di fare impresa e vivere la quotidianità, nel rispetto delle regole e tutelando quell’ambiente nel quale le future generazioni si troveranno a dover vivere e progettare il proprio domani.

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