Grecia: vendita di prodotti scaduti

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Cambiamento climatico

Grecia “per combattere la crisi si autorizza la vendita di prodotti scaduti”

di Paola Trapletti

Cambiamento climaticoHa destato non poco clamore la notizia che dal 1° settembre 2013 i negozianti ellenici sono autorizzati ad esporre e vendere a basso costo prodotti alimentari “scaduti”. La misura è stata adottata dal Governo greco per aiutare le famiglie che si trovano ad affrontare serie difficoltà economiche. Detta misura, secondo i portavoce del Governo Samaras, è stata presa in pieno accordo con l’Unione europea e, quindi, senza contravvenire la severa legislazione europea in materia di conservazione dei cibi.

Innanzitutto, occorre precisare che in realtà gli alimenti “scaduti” che verranno commercializzati sono solo i prodotti alimentari non deperibili che hanno superato il termine minimo di conservazione (quelli in cui la data è collegata alla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro…”). Si tratta, cioè, di prodotti per i quali il superamento della data indicata sull’etichetta non è di per sé associato ad un rischio per la salute.

La normativa europea in materia, ossia il Reg. UE n. 1169/2011 del 25 ottobre 2011, distingue infatti tra alimenti ad alta deperibilità, per i quali è prevista una data di scadenza perentoria e alimenti non deperibili, per i quali è previsto il TMC. L’art. 1, lett. r) del citato Regolamento definisce il termine minimo di conservazione di un alimento “la data fino alla quale tale prodotto conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione”.

Solo dopo la data di scadenza gli alimenti sono “a rischio” ex art. 14, Regolamento CE n. 178/2002 del 28 gennaio 2002, ossia dannosi per la salute o inadatti al consumo umano e non possono essere immessi sul mercato.

Alcune domande sorgono spontanee.

Ad esempio ci chiediamo: se vendere prodotti alimentari oltre il TMC è legale e non c’è alcun serio pericolo per la salute perché fino ad oggi non sono stati commercializzati? Ma, soprattutto, oggi che senso ha apporre il TMC? Forse sarebbe più semplice sostituire il TMC con una data di scadenza vera e propria come per i prodotti deperibili.

Fino ad oggi abbiamo sprecato cibo che poteva benissimo essere consumato o in realtà il pericolo di alterazioni – quantomeno sotto il profilo dello scadimento delle caratteristiche organolettiche – c’è ma è il consumatore che se ne deve assumere il rischio per usufruire di un prezzo più basso?

E ancora… per aiutare le famiglie in difficoltà e combattere la malnutrizione infantile è davvero questa l’unica e la migliore strada praticabile?

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