Category Archives: Diritto dell’ambiente

ECOREATI: CONDANNA O PREVENZIONE?

Il Dosssier  << Ecoreati nel codice penale: numeri e storie di una legge che funziona>>, presentato da Legambiente il 16 maggio 2017, è stato salutato dai commentatori che si occupano di temi ambientali, come testimonianza di un “bilancio positivo”. Ciò, sulla base del fatto che nel Dossier vengono elencati il numero di reati sanzionati nell’anno 2016, puntualmente indicando la Regione con maggiori ecoreati, quella con il maggior numero di denunciati, quella con il numero più alto di aziende coinvolte.

Errore clamoroso.

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SFALCI E POTATURE : RIFIUTI ORGANICI O NO? LA QUESTIONE ALL’ATTENZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Il Collegato Agricoltura, approvato nel luglio 2016, ha previsto l’esclusione di “sfalci e potature” dalla disciplina dei rifiuti. Conseguentemente, in Italia, a partire dal 25 agosto 2016 “sfalci e potature” possono non essere considerati rifiuti organici e quindi destinati ad usi diversi da quelli previsti dalla normativa comunitaria.

Ciò, secondo il Commissario Europeo  all’Ambiente  Karmenu Vella, contrasta con la normativa europea dei rifiuti ed in particolare con la definizione di “rifiuto organico”. Secondo la Commissione, gli sfalci e le potature, se provengono da giardini e parchi, rientrano necessariamente nella definizione di rifiuto organico e devono essere correttamente gestiti in linea con gli obiettivi di cui all’artt. 4 e 13 della direttiva 2008/98/CE.

La Commissione Europea solleverà la questione con le Autorità italiane competenti.

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INOSSERVANZA DELLE PRESCRIZIONI AIA: QUANDO E’ ILLECITO AMMINISTRATIVO

Con sentenza n. 1947 del 17 gennaio 2017, la Sez. III della Corte di Cassazione Penale ha cassato la sentenza emessa dal Giudice di secondo grado, di condanna del legale rappresentante di una società di capitali per il reato di cui all’art. 29-quaterdecies, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 152/2006: di non aver osservato – in materia di emissioni sonore derivanti dallo svolgimento dell’attività – le prescrizioni generali impartite con la autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.) rilasciata dalla Provincia; in particolare, avendo infranto il limite notturno di emissioni sonore, pari a 50 dB, previsto dal Piano comunale di classificazione acustica del Comune.
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REATO DI MOLESTIE OLFATTIVE: SUSSISTE ANCHE SE L’IMPIANTO E’ AUTORIZZATO

La sentenza n. 2240 della Corte Cassazione Penale, Sez. III, del 18 gennaio 2017 ribadisce il principio per cui – anche nel caso in cui un impianto sia munito di autorizzazione per le emissioni in atmosfera – ove siano generate “molestie olfattive“, è comunque configurabile il reato di getto pericoloso di cose, non esistendo una normativa statale che preveda disposizioni specifiche e valori limite in materia di odori. Il principio era già stato riconosciuto dalla stessa III Sezione Penale della Cassazione con sentenza n. 36905 del 18 giugno 2015 e con sentenza n. 2475 del 9 ottobre 2007.

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IL PUNTO SUL DANNO AMBIENTALE

Il legislatore nazionale ha enunciato il concetto di danno ambientale sino dall’ormai lontano 1986. L’art. 19 della l. 39/1986 istitutiva del Ministero dell’ambiente, infatti, ne formulava una definizione opportunamente vasta: le conseguenze di qualunque comportamento umano contrario a norme giuridiche o ad atti amministrativi, di natura dolosa oppure colposa, che provochi danno, alterazione o deterioramento anche parziale dell’ambiente. Inoltre, indicava il Giudice ordinario quale giudice competente per le azioni di risarcimento del danno ambientale.

La normativa ha trovato faticosa e sporadica applicazione.

Nell’anno 2004, è intervenuta la direttiva 2004/35/UE che ha codificato per gli Stati membri un quadro giuridico per la responsabilità ambientale, basato sul principio «chi inquina paga».

La direttiva definisce il <<danno>> come mutamento negativo misurabile di una risorsa naturale, o un deterioramento misurabile di un servizio di una risorsa naturale, che può prodursi direttamente o indirettamente. L’entità di tali effetti è da valutare in riferimento alle condizioni originarie, tenendo conto dei criteri dettati dalla direttiva stessa.

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MODIFICATA IN SENSO ESTENSIVO LA DEFINIZIONE DEL “PRODUTTORE” DEL RIFIUTO

Il d.l. 92/2015 -in vigore dal 4 luglio 2015 e in attesa di conversione in legge – ha modificato la definizione di “produttore iniziale” del rifiuto, di cui all’art. 183, comma 1, lettera f), d.lgs. 152/2006 e succ. mod., definendo come tale, oltre al «soggetto la cui attività produce rifiuti» (testo previgente art. 183 cit.), colui al quale sia «giuridicamente riferibile detta produzione» ( ne costituiscono esempio tipico l’attività edilizia e gli interventi di demolizione commissionati a terzi).

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Attuazione Direttiva Seveso III

Il d.lgs 26 giugno 2015, n. 105 ha recepito la direttiva 2012/18/UE (c.d. Seveso III), relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con  sostanze pericolose.

La direttiva 2012/18 cit. sostituisce integralmente, a partire dal 1° giugno 2015, le  direttive 96/82/CE (cd. “Seveso II”), recepita in Italia con il d.lgs. n. 334/99, e 2003/105/CE, recepita con il d.lgs. n. 238/05.

La nuova direttiva risponde essenzialmente alla necessità di adeguare la disciplina al recente cambiamento del sistema di classificazione delle sostanze chimiche, introdotto con il Regolamento CE n. 1272/2008.

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La nuova disciplina dei reati ambientali

La nuova disciplina dei reati ambientali sarà oggetto del prossimo Convegno di Confindustria che si terrà il prossimo 7 luglio a Roma.

Anche il Comitato Affari Legali di Federchimica – di cui lo Studio Legale Pasqualini Salsa fa parte – si è occupato del tema, analizzando le criticità del nuovo testo normativo.

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L’introduzione di nuovi reati ambientali: sarà sufficiente a risolvere il problema?

di Umberto Blini

Evviva! Finalmente i reati ambientali d’ora in poi verranno puniti e non avremo più casi come l’Eternit!

Siamo davvero sicuri che sarà così?

Perché se da un lato questi reati potranno essere puniti (e quindi non passare in prescrizione come avvenuto per il caso Eternit), dall’altro non si discute di ciò che da sempre è fondamentale, il ruolo della prevenzione e della cultura.

Bisogna infatti ricordare che due dei pilastri su cui poggiano i principi e le norme del diritto ambientale sono quelli della consapevolezza e della responsabilizzazione.

Che fine hanno fatto questi temi che mirano a prevenire il problema?

Bisogna per forza aspettare che il disastro accada, prima di iniziare a parlarne e a prendere provvedimenti?

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Expo 2015 e le sue parole d’ordine

 di Claudia Pasqualini Salsa

EXPO 2015 viene comunicato utilizzando talune parole d’ordine. Ad esempio: italianità, qualità del cibo e delle bevande, vetrina della varietà dell’offerta alimentare italiana e così via.

Ma – a quanto abbiamo orecchiato qua e là – pare che in realtà si tratti, più che di parole d’ordine, di parole vuote.

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