Alle origini del Progetto “Etica ed Ecologia in Agricoltura” Rachel Carson

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I post di Luciano Valle
Dall'ecologia all'ecosofia

Dedicato a Rachel Carson, il primo dei post per conoscere i protagonisti dell’Ecosofia

di Luciano Valle

Dall'ecologia all'ecosofia

Rachel Carson (1907-1964) è la figura di scienziata e militante che, innalzando le campagne americane – e il modo di produzione agricolo ad esse connesso – a laboratorio scientifico di analisi ed etico di denuncia, ha inaugurato, all’inizio degli anni ’60, una vera e propria stagione epistemica: quella che è stata definita una nuova “era” della storia dell’umanità. “Era dell’ecologia”, con le parole di Al Gore.
Con Primavera silenziosa la Carson – lo sottolinea sempre Al Gore nella prefazione all’edizione del 1994 – apre gli occhi sulla questione ambientale “non solo alla nazione” americana, ma a tutto “il mondo”, cambiando “il corso della storia”.
Un libro-culto, la cui autrice, pur se attaccata ferocemente dall’establishment scientifico-chimico legato alla produzione di pesticidi, fu protetta dal presidente Kennedy che parlò del libro in una conferenza
stampa ed istituì un Comitato di Saggi le cui conclusioni scientifiche a sostegno della Carson aprirono anche nel mondo politico organizzato e nel Congresso americano spazi e percorsi di mobilitazione a tutela della terra e di un’agricoltura custode della bellezza.
Un’apertura che rende ragione di come Primavera silenziosa abbia da subito contribuito a formare l’identità culturale ed etica della nuova generazione di “democratici americani”. Come accadde per il futuro Vice Presidente USA Al Gore, i cui percorsi adolescenziali – ispirati dalla madre, moglie di un senatore democratico – attraversarono le pagine della Carson.

Primavera silenziosa, quindi, come momento alto, paradigmatico, per la costituzione della identità e coscienza civile americana. Con La capanna dello zio Tom – l’accostamento è ancora di Gore – uno dei due testi in questo senso fondamentali: l’uno per la solidarietà verso la popolazione nera, l’altro per il riconoscimento di dignità e diritti alla natura. Un libro che ha ben meritato il giudizio con cui, nel 1992, un gruppo di eminenti personalità della cultura americana lo definì come il testo “che aveva esercitato la maggior influenza negli ultimi cinquant’anni”. 
La stima altissima di Al Gore (La terra in bilico, del 1992; la prefazione alla nuova edizione di Primavera silenziosa del 1994; gli ultimi richiami in Una scomoda verità, del 2006), i rimandi al testo in Collasso di J. Diamond, nell’ecologia profonda (da G. Sessions ad A. Naess), in una delle opere più documentate del pensiero ecologico (Storia delle idee ecologiche di D. Worster, 1995), nel pensiero di J. Lovelock, ne confermano sia la solidità storico-scientifica sia l’attualità etico-spirituale.

Il messaggio di Primavera Silenziosa

La Carson porta allo scoperto, nel 1962, che nelle campagne americane, in “innumerevoli” zone, “le voci della primavera” “tacciono”, la “primavera” è diventata “silenziosa”: api, uccelli, pulcini, pesci, insetti sono scomparsi. 

Un ecocidio arrivato a compimento del “più allarmante assalto” che l’uomo nel corso degli ultimi 25 anni (1935-1960) aveva portato all’ambiente nella forma di “contaminazione dell’aria, del suolo, dei fiumi, dei mari”. A conferma della triste profezia di A. Schweitzer: “l’uomo” “riesce raramente a ravvisare gli aspetti diabolici delle proprie creazioni”.
Un ecocidio che arriva solo a “distruggere o alterare i fattori dai quali dipende l’eredità e, in ultima istanza, la sorte stessa dell’umanità”, mostra tutta la hybris, “la mancanza di senso delle proporzioni” di cui l’umanità sta “dando prova”. E che, in agricoltura, prima ancora che con l’uso dei pesticidi, si era manifestata con quell’introduzione della “monocultura” che “ha distrutto il complesso di controlli e di equilibri” che la natura ha saputo stabilire.
Con gli insetticidi – figli “della seconda guerra mondiale” – lo squilibrio che l’uomo ha introdotto nella natura ha assunto, insomma, i caratteri della devastazione più totale.
La responsabilità di questo ecocidio la Carson l’attribuisce alla mancanza del principio di “responsabilità” etica e all’arroganza del potere che hanno concorso ad indebolire le aspettative di vita delle “generazioni future”, che non ci perdoneranno la nostra imprudenza nei confronti dell’“integrità del mondo naturale”.
Una situazione gravissima, inedita, nel processo di sviluppo tecnico dell’uomo: “oggi”, infatti, “per la prima volta nella storia del mondo” “ogni essere umano è sottoposto al contatto di pericolose sostanze chimiche, dall’istante del concepimento fino alla morte”.
Non solo: ma è tutto l’ambiente che, all’inizio degli anni ‘60 appare in una drammatica situazione.
Con le parole di uno dei più famosi ecologi scientifici americani, P. Shepard: “Si ha l’impressione che ci stiamo trovando con l’acqua alla gola, proprio vicino al limite tollerabile di contaminazione ambientale […] in un mondo che è proprio al limite della dannosità”.

Quale alternativa?

La Carson propone di potenziare e consolidare come alternativa, lo sviluppo di una nuova scienza dei processi biotici in cui i suoi vari specialisti (entomologi, patologi, genetisti, filosofi, biochimici, ecologi) offrano le nuove “soluzioni biologiche” integrate con una nuova etica: scienza ed etica che rimedino ai disastri arrecati da una “cattiva epistemologia” e da un rozzo antropocentrismo basati su una “presunzione” da “Età di Neanderthal”, da “età della pietra”. 

Un’etica che trova ispirazione, non casualmente, nella figura di A. Schweitzer a cui R. Carson dedica il libro: “Ad Albert Schweitzer che disse: «L’uomo ha perduto la capacità di prevedere e di prevenire. Andrà a finire che distruggerà la Terra»”.
Non solo, tuttavia, una risoluzione sul piano del conoscere e dell’etica.
Ma una dilatazione della strategia di riforma dell’”Abitare” al campo dei diritti, al campo giuridico, statuale. L’invito è, infatti, a sollecitare una nuova “Carta dei Diritti” (“Bill of Rights”) estesa a protezione della salute del cittadino, a garanzia contro i “veleni mortali dei pesticidi”.

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