Abolire la discrezionalità della P.A. … soluzione o ulteriore danno?

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Diritto Amministrativo I post di Claudia Pasqualini Salsa
no ad abolizione della discrezionalità amministrativa

di Claudia Pasqualini Salsa e Paola Trapletti

<< Aboliamo la discrezionalità della P.A. Creiamo un silenzio-assenso reale. Poi se uno sbaglia sarà punito. Questo non è liberismo, ma semplificazione dei processi amministrativi>> (così, Francesco Gianni, socio fondatore di Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners, intervistato da MAG, by LegalCommunity, n. 28/2014).

Questa affermazione concerne, nell’ambito dell’intervista, la soluzione al diffuso stato di incertezza giuridica del sistema Italia, che scoraggia gli investitori esteri. In altre parole, abolire la discrezionalità della P.A.  sarebbe la panacea per l’incertezza del diritto.

Non siamo d’accordo: non soltanto ciò non è possibile, ma anche giuridicamente impossibile.

L’esercizio dei poteri riconosciuti per legge alla P.A. implica necessariamente, nelle ipotesi di attività non vincolata, la valutazione e ponderazione degli interessi in gioco e, di conseguenza, l’effettuazione di una scelta di tipo discrezionale. Ciò è il nucleo della responsabilità amministrativa.

La soluzione corretta, a nostro avviso, non è eliminare la scelta discrezionale della P.A., ma fare in modo che tale scelta risponda ai principi di imparzialità, trasparenza, efficacia, efficienza ed economicità: questi sono i binari della corretta azione amministrativa che – se non percorsi – debbono necessariamente comportare il ricorso al giudice amministrativo.

E’ ora che politici e politicanti si rendano conto che il “male supremo” non sono TAR e Consiglio di Stato, ma la mala gestio che – per incompetenza, nella migliore delle ipotesi, o per dolo, nella peggiore – non rispetta detti principi. Del resto, prima di ricorrere al TAR e al Consiglio di Stato, gli avvocati più avveduti presentano alla P.A. un ricorso  amministrativo chiedendo che essa – in via di autotutela – annulli il provvedimento che si ritiene illegittimo, evitando così il (giusto e costoso) ricorso al giudice amministrativo.

Quanto poi all’invocato “silenzio-assenso reale”, l’istituto del silenzo-assenso è già stato generalizzato dalla l. 14 maggio 2005, n.80, escludendone espressamente gli atti e procedimenti riguardanti:

a) il patrimonio culturale e paesaggistico –
b) l’ambiente –
c) la difesa nazionale –
d) la pubblica sicurezza –
e) l’immigrazione, l’asilo e la cittadinanza –
f)  la salute e la pubblica incolumità.

L’esclusione da parte del legislatore del silenzio-assenso nelle ipotesi elencate sta a dimostrare, se ce ne fosse bisogno, che per la tutela giuridica di determinati valori è imprescindibile una discrezionale valutazione da parte della P.A. competente nella materia.

La discrezionalità amministrativa, del resto, è elemento ribadito con forza dalla costante giurisprudenza, proprio in difesa del pubblico interesse.

 

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